'Mia vita militare e prigionia': il diario di Giuseppe Balbo

Pubblico numeroso lunedì sera, a Casa Devasini, per la presentazione del volume, scritto durante la seconda guerra mondiale dal trevillese che fu internato militare in Germania dal 1943 al 1945

TREVILLE MONFERRATO

Lunedì 23 aprile alle ore 21.15 presso uno stracolmo Salone Comunale di Casa Devasini, la Biblioteca Comunale G. Spina di Treville, col patrocinio del Comune di Treville, ha presentato la pubblicazione del riassunto in breve del Diario “Mia vita militare e prigionia” scritto durante la seconda guerra mondiale dal trevillese Giuseppe Balbo (Treville 1923 – Casale 2002) e dato alle stampe dalla figlia dell’autore con il patrocinio dell’ANRP del Piemonte (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia dall’Internamento dalla Guerra di Liberazione e loro familiari).

Dopo l’intervento del Sindaco Piero Coppo, che ha portato i saluti dell’amministrazione, Andrea Desana, autore della prefazione e probiviro nazionale dell’ANRP, ha quindi parlato degli IMI ricordando il loro NO al nazifascismo, ha riaffermato la volontà di riportare in Italia alcune salme di soldati che ancora giacciono in Germania e del costruendo famedio che si vuol costruire nel cimitero di Casale per custodirne la perenne memoria ed i vari intoppi burocratici che l’Associazione va incontrando, quindi il direttore della Biblioteca Paolo Testa, coordinatore della serata, ha tracciato un breve contesto storico per trasportare il numeroso pubblico presente in quel di Rodi, nei fatidici giorni che han condotto tanti militari italiani alla prigionia.

Elio Botto ha inoltre letto alcune pagine toccanti del Diario, quelle che descrivono quando Balbo e altri suoi commilitoni vennero presi prigionieri dai Tedeschi e condotti nei campi di lavoro in Germania dopo un doloroso viaggio su carri-merce. Il tempo trascorso a Bad Orb, le sofferenze e angherie subite, il sentimento di odio mai sopito verso i carcerieri, fino alla Liberazione da parte degli Americani nei giorni della Santa Pasqua del 1945.

La serata si è conclusa con un intervento della figlia di Giuseppe Balbo, Lorena, la quale ha ribadito come la vicenda di Giuseppe Balbo, un ragazzo del nostro Monferrato che la guerra non l’aveva né cercata né voluta ma a cui non si era sottratto rispondendo al senso di dovere innato, rappresenta una voce semplice ma “unica e originale” come l’ha definita nella sua prefazione Andrea Desana.

Dalle letture è emersa la crudele verità della guerra, quella che vediamo oggi solo in televisione e che le pagine di Giuseppe Balbo ci dicono quanto possa essere tragica. Per tutti. Questo è il messaggio che, tra le righe, si vuole trasmettere ai giovanissimi di oggi: la tragedia vissuta da Balbo è tutta completamente vera, è successa realmente ad uno come noi e può ripetersi in questa o altre forme come se il passato nulla avesse insegnato.

Le parole di Giuseppe Balbo non sono letteratura ma cronaca vera, una semplice e spontanea testimonianza che merita di essere lasciata in eredità alle future generazioni; a questo proposito la figlia Lorena ha donato simbolicamente le prime copie del Diario a tre giovanissime lettrici frequentatrici della Biblioteca. Al termine una copia del Diario è stata distribuita a tutti i presenti.

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