L'Ordine dei Templari: dalle origini al fallimento

La seconda puntata della rubrica storica Patria Montisferrati su questo affascinante argomento

CASALE MONFERRATO

(Nell'immagine: Bernardo di Clairvaux)

Inizio col collocare la datazione storica delle origini dell'Ordine tra il 1118-20 per iniziativa prevalente di un nobile della Champagne Ugo “de Paganis”, riportato anche “Payns” o “Payens”, che non era quindi italiano come sostenuto da alcuni recenti teorie modaiole e patriottarde che vorrebbero collocare nella nostra penisola le origini di molti personaggi ed eventi storici medievali.

Stessa incertezza la si possiede sul numero iniziale dei cavalieri al seguito di Ugo de Paganis, dai dieci ai venti, chi riporta il numero esatto o anche la data esatta di fondazione deve avere doti ESP o ha la facoltà di viaggiare nel tempo. Anche sulla denominazione, dobbiamo ricordare che sono gli storici e gli studiosi che attribuiscono le “etichette” a posteriori, un Homo di Cro-Magnon non sapeva di esserlo, così come un templare non sapeva di essere tale, almeno inizialmente, perché tra loro si chiamavano solo “pauperes milites Christi” e come tali pronunciavano i tre voti monastici di povertà, castità ed obbedienza.

Anche altre affermazioni date per certe da certa cultura modaiola approssimativa ed assertiva, andrebbero riviste con una maggiore dose di prudenza. Come il fatto che la Regola (regula) dell'Ordine l'abbia sicuramente scritta il cistercense Bernardo di Clairvaux, è un'ipotesi che non significa certezza assoluta, in quanto è assai più probabile che l'abbia semplicemente revisionata ed avallata. Mentre è certo che Bernardo abbia accettato di integrare la regula e sostenere l'Ordine scrivendo negli anni tra il 1129 ed il 1136 il trattato De laude novae militiae ad Milites Templi che lodava e legittimava l'Ordine introducendo molto abilmente il nuovo concetto di malicidio anziché omicidio, per giustificare il fatto che dei monaci fossero armati e potessero utilizzare le armi in battaglia contro gli infedeli. Questione che all'epoca destava parecchie perplessità, rimostranze ed opposizioni.

Altra asserzione che andrebbe rivista è il simbolo dell'Ordine, che è ormai convinzione popolare fosse la croce patente rossa, che lo fosse fin dalle origini e che fosse di loro esclusiva pertinenza. In realtà nessuno sa esattamente quante e quali fossero le croci utilizzate nei primi decenni dell'Ordine, che in ogni caso fu concessa loro solo con la bolla Omne datum optimum nel marzo del 1139, quasi vent'anni dopo la fondazione dell'Ordine. Probabilmente la croce dei Templari inizialmente era del tutto simile a quella di tutti i crociati, ma di color rosso vermiglio.

Sulla croce quindi non si hanno le stesse certezze che si possiedono sul beauceant o baussant, scritto anche in altri modi (potrebbe derivare dal termine provenzale balzan, cioé balzana),che era lo stendardo bipartito dei Templari, in due sezioni simmetriche, bianco sopra con croce rossa al centro e nero sotto, che potrebbe simboleggiare la divisione in due dei ranghi dell'organizzazione templare ma anche le due caratteristiche connotative dell'Ordine, monacale e guerriero.

Da rivedere con maggiore prudenza è la facile attribuzione all'Ordine del Tempio di molte strutture immobiliari, soprattutto chiese e cappelle e qualsiasi edificio che avesse pianta ottagonale o la forma in proporzione della basilica del Santo Sepolcro, o addirittura solo perché riporta su qualche superficie una croce patente, impostazione approssimativa frutto soprattutto delle influenze mitologico – esoteriche massoniche del settecento ed ottocento protrattesi fino ai giorni nostri.

In realtà le cose non stanno così, e sono veramente pochi gli edifici storicamente certamente attribuibili ai Templari come edificazione e possesso (considerando che ben pochi sono sopravvissuti fino ai giorni nostri),disponendo le chiese e cappelle templari perlopiù di una semplice pianta rettangolare a navata unica con volta a botte con abside semicircolare, a volte senza, perlopiù prive di qualsiasi orpello ma a volte affrescate (soprattutto negli ultimi decenni dell'Ordine quando il rispetto delle regole originarie stava scemando),come nella chiesa di Bevignate a Perugia.

Sulle numerosissime altre asserzioni e convinzioni diffuse sull'Ordine, soprattutto in chiave esoterica, sorvolo, perché la loro trattazione richiederebbe un prolungamento eccessivo del testo. Mi soffermo solo rapidamente sulla definizione di Gran Maestro attribuita abitualmente ai comandanti supremi dell'Ordine, come risulta da molta letteratura. In realtà erano definiti semplicemente Maestri fino alla fine del XIII secolo, solo negli ultimi anni si aggiunse l'aggettivo Gran al titolo di Maestro per distinguerli dai maestri provinciali, province templari che corrispondevano generalmente ad interi regni europei.

La sede iniziale dell'ordine rimase a Gerusalemme fino al 1187 quando i mussulmani la riconquistarono, venne quindi trasferita ad Acri finché nel 1291 subì la stessa sorte, ponendo in tal modo le basi della inevitabile decadenza e degrado dell'Ordine, avendo perso la sua motivazione e giustificazione originaria, di fronte ad un evidente fallimento della sua missione primaria, seppur non certo imputabile interamente al comportamento dell'Ordine, ma ad una sequenza complessa di eventi e scelte improvvide avvenute progressivamente nel corso dei due secoli di permanenza in Medio Oriente dei Regni Crociati.

Tra le cause primarie del fallimento annovererei l'esacerbata rivalità con gli Ospitalieri, le pessime scelte strategiche effettuate da alcuni sovrani del regno di Gerusalemme e soprattutto del Maestro (Magister) Gerardo di Ridefort, un avventuriero al servizio del conte Raimondo III di Tripoli e poi di Guido di Lusignano (che divenne re di Gerusalemme) e che venne eletto Maestro dell'Ordine del Tempio nel 1187, divenendo una vera e propria calamità per l'istituzione, una conduzione disastrosa costellata di gravi errori tattici e politici determinati dalla sua ambizione.

Sia eccedendo in provocazioni contro il Saladino, che inimicandosi la setta iniziatica sciito-ismailitica degli Assassini (il termine non indicava ancora il significato attuale da essi derivato, ma significava che erano dediti al consumo di hascish o che erano seguaci di Hasan),coi quali in precedenza i Templari avevano avuto ottimi rapporti, fino a giungere alla tragica battaglia di Hattin del 1187 in cui morirono tutti i Templari e gli Ospitalieri che vi avevano partecipato.

Battaglia alla quale sopravvisse solo Gerardo di Ridefort che in cambio della vita fece consegnare al Saladino alcuni presidi templari, rivelando pubblicamente la sua indegnità al ruolo, finché concluse la sua poco lodevole vita terrena nel 1189 durante l'assedio di San Giovanni d'Acri, altra pagina nera nella storia, l'evento più disastroso dell'epoca delle crociate.

Altre cause del fallimento della missione templare in Terrasanta sono imputabili all'incomprensione e disapprovazione da parte degli Ospitalieri e dei sovrani franchi (così erano definiti in Medio Oriente tutti gli europei) e crociati, delle strategie e tattiche diplomatiche, politico-culturali, adottate frequentemente dai Templari nei confronti dei governi, tribù e sette locali, tendenti a cogliere ogni opportunità di alleanza tra opposte fazioni, approfittando delle divisioni e rivalità interne al mondo mussulmano.

Modus operandi non apprezzato da tutto il resto del mondo crociato che avversava ogni rapporto con gli infedeli e desiderava solo combatterli (con l'eccezione solo di Federico II di Svevia, che per varie ragioni purtroppo avversava i Templari),anche se in condizioni di inferiorità, e considerava alla stregua di un tradimento e di connivenza il comportamento “diplomatico” dei Templari.

L'ultima opportunità di salvare quello che restava dei regni crociati in Terrasanta era rappresentato dalla proposta templare di allearsi coi mussulmani contro la comune minaccia dell'invasione mongola, proposta che venne appoggiata solo dalle repubbliche marinare italiane (Venezia, Genova e Pisa, che con una certa alternanza collaboravano con l'Ordine) con le quali i Templari intrattenevano intensi rapporti mercantili e non solo, e venne come al solito osteggiata dagli Ospitalieri e dagli altri crociati, con il risultato che i mongoli furono comunque fermati ma subito dopo i mussulmani approfittarono delle ancor più indebolite guarnigioni crociate per sferrare l'offensiva definitiva perdendo le ultime piazzeforti di Acri e di Atlit nel 1291.

(2 di 5 – continua)

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