Le incursioni dei saraceni nell'Alto Medioevo in Piemonte e nel Monferrato

Inizia un nuovo e lungo saggio di Patria Montisferrati dedicato a uno degli 'incubi' delle popolazioni locali nel X secolo

CASALE MONFERRATO

Nell’Alto Medioevo due “popolazioni” in particolare devastarono il continente europeo divenendo un incubo per i suoi abitanti con le loro frequenti incursioni, saccheggi e distruzioni: i Vichinghi ed i Saraceni. Ho posto la definizione di popolazione tra virgolette in quanto è improprio definirli in questo modo, soprattutto i secondi, ma per convenzione linguistica ho dovuto farlo, per non creare confusione ulteriore.

Mentre è abbastanza corretto definire popolazioni vichinghe tutte quelle che erano insediate nella Scandinavia e nell’attuale Danimarca, che presero anche denominazioni diverse nei tempi successivi in base ai luoghi di provenienza ed insediamento, e da come erano identificati dalle popolazioni dominate e con le quali col tempo si amalgamarono, non lo è altrettanto per quanto riguarda i Saraceni, in quanto venivano definiti in tal modo molte popolazioni indipendentemente dalla loro provenienza ed etnia, prevalentemente arabi ma anche Mori, Berberi, Baschi, Andalusi, ecc. fino ai turchi nel Pieno Medioevo.

Sui Vichinghi che imperversarono soprattutto nel Nord Europa (riferendomi sempre alll'Alto Medievo) sorvolo, in quanto è mia intenzione dedicarmi alla loro straordinaria epopea in un prossimo articolo in preparazione.

I Saraceni invece agirono nel Mediterraneo, in particolare nelle isole greche, nord Africa, Sicilia, Sardegna ed Italia Meridionale, Penisola Iberica e Francia, e per quanto ci riguarda da vicino, in Liguria e Piemonte.

Occorre premettere che, dal punto di vista culturale, mentre per la Provenza, le Alpi Occidentali e la Liguria sono stati condotti studi accurati sul periodo delle invasioni ed incursioni saracene, per quanto riguarda il Piemonte ed il Monferrato in particolare, gli studi scarseggiano, sono reperibili perlopiù accenni in alcuni articoli e brevi saggi e libri divulgativi, spesso limitati a singole località e perlopiù datati.

Quindi dal punto di vista storiografico abbiamo poche fonti di studio, alcune delle quali ritenute poco attendibili ed imprecise dal punto di vista cronologico, e disponiamo di scarsa documentazione ed elaborazioni storiografiche, in netto e paradossale contrasto con la notevole mole di tradizioni, leggende, miti, racconti e folclore popolare inerenti la presenza saracena in molteplici località, che sfociano in pubblicazioni di scarso valore storico ma più ricche dal punto di vista antropologico.

Con il termine “saraceni” gli autori antichi designavano una popolazione araba stanziata nella parte meridionale della penisola del Sinai con epicentro nella città di Saraka, e poi col tempo finì per designare gli Arabi ed i mussulmani in genere.

In senso più ristretto e storicamente accettabile si intendono per Saraceni quei nuclei di Arabi provenienti dall'Africa Settentrionale, che successivamente all'occupazione della Sicilia nell'Alto Medioevo compirono numerose spedizioni e fondarono empori e basi militari lungo le coste del Meridione d'Italia ed in Liguria e Provenza, dalle quali pianificarono profonde incursioni nell'entroterra, fino ai valichi alpini piemontesi al confine con l'attuale Svizzera.

Le incursioni nell’entroterra francese ed in Liguria e Piemonte erano principalmente pianificate nella loro base di Frassineto in Provenza (Fraxinetum Saracenorum),dove si erano insediati sul finire del IX secolo e da cui partivano la maggioranza delle spedizioni.

Frassineto corrisponde geograficamente all’attuale La Garde-Freinet nel Golfo di Saint-Tropez, il cui nome derivava dall'antico villaggio di Fraxinetum, dal latino "fraxinus" (frassino),luogo che si prestava magnificamente all'approdo dal mare e ad essere difeso per idonea morfologia naturale integrata da strutture difensive artificiali.

È l'identico toponimo ed etimologia della località presso Casale Monferrato che si affaccia sul fiume Po, e di tante altre che una certa storiografia vorrebbe derivassero dall'insediamento saraceno in Provenza. Ipotesi suffragata dal fatto che non in tutte le località denominate Frassineto vi era un significativa presenza di frassini che giustificassero il toponimo. È altresì vero che molte di queste località sono dislocate in luoghi dove mai ci furono presenze saracene e si possano riscontrare correlazioni e connessioni, e quindi il problema rimane aperto.

 Non erano solo incursioni brevi a scopo di saccheggio e per catturare schiavi: in molti casi penetravano profondamente nel territorio interno, come in Piemonte, dove saccheggiarono e distrussero numerosi villaggi e monasteri distanti anche centinaia di km dalla costa e costituirono alcuni capisaldi per contrastare eventuali contrattacchi e rappresaglie (peraltro mai avvenute) e per meglio vessare le poche città esistenti che evitavano di saccheggiare e distruggere per poter imporre pesanti tasse (ulteriore causa di abbandono territoriale da parte degli autoctoni),così come imponevano pedaggi nei passi ad ogni viaggiatore.

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Nell'immagine: Territori francesi ed italiani soggetti alle incursioni saracene e loro percorsi abituali, con riferimento all'emporio e base di partenza a Frassineto in Provenza



Claudio Martinotti Doria
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