Le alleanze con i saraceni contro l'alta nobiltà ecclesiale

La seconda puntata di Patria Montisferrati dedicata alle incursioni nei nostri territori nell'Alto Medioevo

CASALE MONFERRATO

Esattamente come in Francia, lungo i loro percorsi di penetrazione costruivano dei presidi militari (castra Saracenorum) a scopo di osservazione e difesa, consolidando le loro posizioni di conquista e non solo di scorreria, che perdurarono una settantina di anni nel corso del X secolo per quanto riguarda Liguria e Piemonte ma oltre un secolo e mezzo per quanto riguarda la Francia, se si pensa che Marsiglia fu razziata nell'838, molti decenni prima dell'insediamento a Frassineto.

Divennero talmente temuti e potenti che nella seconda metà del X secolo vi furono addirittura dei tentativi di costituire delle alleanze militari con loro da parte di Adalberto II d'Ivrea, figlio di re Berengario II e co-regnante sul regno d'Italia (che ricordiamoci all'epoca comprendeva solo l'Italia del Nord e l'attuale Toscana),che agiva anche in nome e per conto del Papa e dei Bizantini, in chiave anti-imperiale.

Ma prima ancora di lui fu Ugo di Provenza (marchese e poi re di Provenza e re d'Italia dal 926 al 947 d.c.) che utilizzò i saraceni per contrastare le mire espansionistiche del suo più acerrimo rivale, Berengario II d'Ivrea (marchese d'Ivrea e poi re d'Italia dal 950 al 961 d.c.),mandandoli a combattere contro di lui come mercenari, strategia che prolungò la permanenza dei saraceni in Provenza ed accentuò la loro devastazione delle terre piemontesi e liguri. Della serie “se non puoi sconfiggere il nemico, fanne un alleato”, a scapito ovviamente di nuove ed ulteriori vittime.

Occorre altresì riconoscere che tra gli alleati dei Saraceni vi erano soprattutto esponenti della bassa nobiltà rurale (feudalesimo minore),stanca delle vessazioni subite dall'alta nobiltà soprattutto ecclesiastica allora dominante, che si unirono a loro per poter depredare i loro beni. Questo spiegherebbe il particolare accanimento contro chiese, monasteri, abbazie ecc., cioé le proprietà episcopali ed abbaziali, oltre che per il probabile ricco bottino che reputavano dovessero disporre e custodire.

Alcuni villaggi e monasteri distrutti furono ricostruiti, anche dopo molto tempo, ed è per questo motivo che sappiamo furono i saraceni a devastarli, perché fu riportato nelle loro cronache e negli atti notarili, per altri di cui si sapeva dell’esistenza ed attività, essendoci ignoto il loro destino, essendosi persa da quell’epoca in avanti ogni traccia, è molto probabile che l’evento infausto sia attribuibile alle incursioni saracene, anche se non disponiamo di documentazione storica accertante l'evento.

Capita spesso infatti di leggere in libri di storia locale di villaggi, monasteri, abbazie e pievi ben localizzate fino al X secolo, che all’improvviso scompaiono, rimanendo solo il toponimo e la tradizione orale locale, e gli storici locali non sapendo la causa esatta l’attribuiscono ad eventi ignoti oppure catastrofi naturali, come terremoti. Ma è improbabile che possano essere queste le cause, perché chi rimane in vita dopo un evento naturale, per quanto distruttivo, si rimette al lavoro e ricostruisce, ma quando non vi sono più persone in vita perché trucidate o rese schiave, oppure perché i pochi superstiti sono fuggiti terrorizzati, diventa improbabile che si ritorni sul luogo della distruzione per ricostruire, se non molti anni dopo, e solo se si è certi che il pericolo sia scomparso per sempre e si dispongono risorse per farlo.

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