L'abbazia di San Quintino e i rapporti fra gli Aleramici e i saraceni

Una nuova punta di Patria Montisferrati dedicata alle invasioni nell'Alto Medioevo

CASALE MONFERRATO

Alla luce di quanto sopra riferito ritengo che semplificare e forzare la mano sia comprensibilmente una tentazione forte nella quale cadiamo facilmente, ma scrivere di Storia (anche a scopo divulgativo),affinché il contenuto sia credibile ed attendibile, richiede molto impegno, prudenza e soprattutto obiettività, per poter pervenire quantomeno a proporre ipotesi verosimili di interpretazione degli eventi e delle circostanze sulle quali si effettuano ricerche, che devono essere il più possibile rigorose. E non sempre chi si dedica a scrivere di Storia assume questi atteggiamenti, caratterizzati da un approccio scientifico o quantomeno improntato ad un minimo di autodisciplina ed autocritica.

Ad esempio sull'epopea antisaracena del marchese Aleramo di storicamente accertato non c'è assolutamente nulla, e quindi tutto quello che si legge del suo eventuale eroismo in battaglia contro i Saraceni è pura immaginazione e/o frutto di invenzioni strumentali e letterarie molto postume (prevalentemente ad opera di cronisti e ricercatori di molti secoli successivi) ed a scopo nobilitante della casata e delle località interessate dagli eventi storici presunti.

Eppure in moltissime pubblicazioni locali, anche di elevata qualità editoriale, siano esse divulgative, sintetiche, promozionali, ecc., si leggono molteplici castronerie sui presunti comportamenti e meriti di Aleramo e sulle origini del Monferrato, che con supponenza fideistica si perpetuano da un autore all'altro, favoriti dalla tecnologia che consente rapidi e deleteri “copia ed incolla”.

L'unica fonte disponibile che mette in relazione gli Aleramici con i Saraceni è nell'atto di fondazione dell'Abbazia di San Quintino di Spigno Monferrato nel quale si accenna all'Abbazia di San Salvatore di Giusvalla “a perfida gente Saracenorum destructa”, in quanto completamente distrutta dai Saraceni verso la metà del X secolo e di cui si sono perse le tracce, ed i beni e diritti furono trasferiti all'Abbazia di Spigno. Nello stesso atto si evince che gli Aleramici vennero in possesso di quelle terre avendole scambiate con l'arcivescovo di Milano.

Per molto tempo, con strascichi ancora attuali, molti sono stati convinti che le origini del marchesato di Monferrato fossero da collocare ad Acqui, dove presumevano Aleramo si fosse coperto di gloria contro i Saraceni, e ritenevano con interpretazioni faziosamente forzate, che le parti omesse, in quanto illeggibili, in un documento storico rinvenuto (il diploma dei re Ugo e Lotario del 933 d.c.) si riferissero proprio alle corti di Acqui, a lui concesse per presunti meriti militari antisaraceni e per questo motivo si riteneva che Aleramo fosse conte di Acqui, oltreché un coraggioso condottiero.

La storiografia ha smentito totalmente queste convinzioni, fin dal 1924 grazie ad un'esatta revisione del documento compiuta dallo Schiapparelli, ma pervicacemente alcuni si arroccano ancora ad esse. Del resto ancora recentemente alcuni politici locali in ambito provinciale hanno fatto affermazioni fideistiche sulle origini acquesi del marchesato e sulla validità della cavalcata aleramica con la quale il capostipite avrebbe determinato i confini del suo vasto feudo, che è pura leggenda priva di qualsiasi fondamento, sulle cui origini tardo medievali con rimaneggiamenti in epoca romantica ho già scritto diverse volte in precedenti articoli. L'alibi pretestuoso di costoro è che ci sia sempre un fondo di verità nelle leggende, almeno finché fa comodo ai loro scopi.

Capisco che a scopo turistico culturale si debba ricorrere a qualsiasi espediente per destare interesse e suscitare fascino nel potenziale turista, ma personalmente ritengo che la faziosità ed il campanilismo storico siano solo deleteri ed irrispettosi verso i potenziali fruitori e residenti di un territorio, in quanto lo studio serio ed approfondito della Storia è di per sé più che sufficiente per potervi attingere notizie interessanti ed efficaci per promuoverne l'immagine, oltre a favorire il senso di appartenenza ed identità di una comunità locale, senza per tanto dover inventare inutili orpelli.

Certo occorre come presupposto dedicarsi a leggere e studiare libri di storia, possibilmente di una pluralità di autori, tenendosi sempre aggiornati, attività che richiede qualche sacrificio ed impegno, ma ben ripagato.

(8 di 10 – continua)

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