La nascita della Marca Aleramica come risposta alle invasioni saracene

Prosegue il lungo saggio di Patria Montisferrati sulle incursioni nell'Alto Medioevo

CASALE MONFERRATO

Le feroci e frequenti incursioni saracene costituirono uno dei motivi per cui re Berengario II e suo figlio co-reggente Adalberto II nel dicembre del 950 d.c. decisero di istituire tre nuove Marche d’Occidente, per riorganizzare politicamente e militarmente il potere sulla regione in chiave anti-saracena: la Marca Arduinica, Aleramica ed Obertenga, tutte dotate di ampio sbocco al mare, la prima avente come porto principale Ventimiglia, la seconda Savona e la terza Genova, la più piccola delle quali era quella centrale, l’Aleramica, assegnata appunto al conte Aleramo, capostipite della dinastia aleramica, da cui discenderà successivamente il famoso marchesato di Monferrato.

Gli altri motivi erano ovviamente politici, sul solco tracciato dal suo predecessore Ugo di Provenza, cercò di ridimensionare l'eccessivo potere dei marchesi d'Ivrea (Anscarici) i cui possedimenti erano talmente estesi che comprendevano quasi l'intera Lombardia, che allora corrispondeva all'Italia del Nord Ovest. Ed infatti come potete notare dalla cartina sottostante, anche dopo l'intervento di Berengario II la marca Anscarica era ancora di notevoli dimensioni, quasi pari come superficie alle tre nuove marche messe insieme.

Come per le altre due, anche per la Marca Aleramica si trattò principalmente di un'operazione di accorpamento dei precedenti comitati (contee),in particolare i comitati di Acqui, di Loreto, di Savona-Vado, e successivamente di Alba e di Asti, scelta perfettamente congrua in un quadro di riferimento feudale gerarchico e verticistico, finalizzato ad una maggiore coerenza politico-militare ed economico-commerciale dell'intera marca.

Marca che col tempo assunse geograficamente una connotazione geometrica a “quadrilatero” di estrema importanza strategica, sia per la presenza di essenziali vie di comunicazioni terrestri tra la pianura Padana ed il mare, ma soprattutto per la presenza dei fiumi , che erano giustamente definite le “autostrade” del medioevo, primarie vie di comunicazione e trasporto delle merci. Fattori che per secoli concorsero a vivacizzare il Monferrato rendendolo appetibile per i potenti vicini regionali e continentali.

Il pericolo delle incursioni saracene perdurò finché Guglielmo I di Provenza (figlio del conte di Arles),detto Guglielmo il Liberatore o il Padre della Patria, nel 973/75 con una spedizione militare progressiva pose fine alla presenza saracena a Frassineto ed in tutta la Provenza, grazie alla coalizione di tutta l'aristocrazia provenzale, avvenuta in seguito al rapimento con richiesta di riscatto nel 972 d.c. di un personaggio di altissima risonanza e rango, Maiolo (poi divenuto santo),quarto abate di Cluny, il più potente tra gli abati, essendo l'abbazia borgognona da lui presieduta la più ricca dell'intero continente, con possesso e giurisdizione su circa un migliaio di villaggi ed una molteplicità di insediamenti religiosi satelliti, un piccolo impero politico ed economico con ramificazioni, privilegi e protezioni assai estese.

L'evento suscitò talmente tanto scalpore e sdegno che indusse l'intera aristocrazia a coagularsi nel comune obiettivo di sbaragliare definitivamente il pericolo saraceno, riuscendoci.

Se ai Saraceni aggiungiamo anche le incursioni degli Ungari che provenivano da Est ed il banditismo e brigantaggio endemico, in particolare nelle attuali Langhe e Monferrato, tutti questi fattori contribuirono a rendere giustificato l'appellativo di “secolo di ferro” riferito al X secolo, cui si dovrebbe aggiungere anche “fuoco e sangue”, come richiami materiali ed evocativi realistici a quello che abitualmente avveniva in quei tempi, oltre al rischio di finire in schiavitù.

Un secolo di violenze, sopraffazione e sofferenze continue che causarono un grave depauperamento demografico, degrado territoriale e dissesto economico.

Era il motivo per cui molte terre furono abbandonate e vennero nei documenti dell'epoca definite “deserte” (desertis loci),tra le quali soprattutto quelle assegnate agli aleramici, sia al capostipite Aleramo, che successivamente ai Del Vasto, il cui nome si riferisce proprio a “vastus” cioé spopolato, deserto.

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