La maledizione dell'abbazia di Lucedio si estende ai giorni nostri

Si conclude il lungo racconto di Patria Montisferrati su uno dei luoghi più misteriosi del nostro territorio

TRINO

Tutte le leggende legate all’abbazia di Lucedio meriterebbero decine di pagine di approfondimenti, non escludiamo di ritornare sull’argomento in futuro per completare questo quadro introduttivo.

Infine sveliamo un altro piccolo mistero. All’interno del piccolo cimitero che si trova lungo la strada che collega Lucedio alla cascina Darola, si trova una piccola cappella.

Al suo interno desolazione, iscrizioni rotte, pavimenti sfondati, decorazioni rimosse e rubate, altare distrutto. Sopra ad esso una ‘terrificante’ macchia di nero fumo a forma di croce latina inversa, concreto segno che qualcuno appiccò il fuoco ad una grande croce di legno, volutamente appoggiata al contrario sopra l’altare. Un rituale satanico? Un’apparizione luciferina? No, semplice idiozia ed esigua civiltà da parte di operatori video che documentarono quei luoghi per una fiction di una decina di anni or sono. (6)

Va però aggiunto un aspetto più concreto. Queste favole ‘nere’ hanno generato, con il passare degli anni, nuove leggende. Si dice che, quando si parla troppo di Lucedio, qualcuno muoia.

Il primo esempio che viene citato è quello di un operaio, passato a migliori vita durante i restauri avvenuti verso la fine degli anni ’60. I contadini della zona tentarono di far desistere dai lavori l’impresa incaricata, sostenendo che l’abbazia voleva essere lasciata sola, senza seccatori ne curiosi e che, altrimenti, avrebbe richiesto una vittima. Un incidente al cantiere ferì a morte l’uomo.

Anni addietro venne ritrovato, nelle vicinanze dell’abbazia, il corpo di una ragazza, completamente bruciato. Le storpiature del racconto non tardarono a nascere, depistando l’attenzione su macabri rituali satanici. Ma indagando sui giornali locali apprendiamo con discreta facilità maggiori dettagli sull’accaduto.

 

Il fatto avvenne nel settembre del 1949. La ragazza, forse in cerca di intimità con un coetaneo venne a contatto con della benzina e riportò gravi ustioni. Ella morirà, ma a casa sua, poco dopo essere stata dimessa dall’ospedale.

Un altro racconto analogo ci parla di un bambino annegato in un fosso accanto all’abbazia. Chi lo rapì? Venne sacrificato da qualche setta segreta? Sempre dai giornali scopriamo che era scivolato all’interno del fosso mentre faceva una passeggiata con il nonno, il quale purtroppo non riuscì a salvarlo.

Insomma, nessun elemento metterebbe in stretto legame queste morti con la vicinanza al complesso misterioso.

 

Così come quando raccontammo proprio questi aneddoti agli americani della Fox Channel in un’intervista utilizzata in una docu-fiction del 2001, assicurai loro che si trattava solo di casualità e li convinsi ad iniziare ugualmente le riprese al Principato. Pochi giorni dopo un uomo, che portava a passeggio il proprio cane, venne trovato morto nei pressi dell’abbazia: infarto.

Un aneddoto quasi identico si verificò l’anno successivo quando, una televisione piuttosto nota in Germania mi contattò per replicare il format americano dell’anno prima. Gli operatori tedeschi rimasero basiti e non posso negare che qualche dubbio sia sorto anche allo scrivente.

Queste e numerose altre coincidenze continuano a far rivivere queste storie che è giusto debbano essere raccontate e tramandate, così come facevano i nostri nonni, magari davanti ad un caminetto, nelle serate invernali.

(4 di 4 – fine)

Per approfondimenti sulla leggenda dello “Spartito del Diavolo” esiste un’animazione pubblicata dall’associazione Teses su YouTube in cui è possibile ascoltare l’esecuzione del brano: http://www.youtube.com/watch?v=Tm4ctvCfRh8

Note

6. L’interesse per le televisioni, nazionali e non, verso il Principato di Lucedio è dovuto al saggio di Luigi Bavagnoli, tradotto in lingua inglese dal titolo “Le leggende dell’abbazia di Lucedio”, ripreso anche dal mensile l’Imprevisto.

Bibliografia

AA. VV., “L'abbazia di Lucedio e l'ordine cistercense nell'Italia occidentale nei secoli XII e XIII” (Atti del terzo congresso storico vercellese, Vercelli, 24-26 ottobre 1997),Vercelli 1999

 

Bavagnoli L. “Le leggende dell’abbazia di Lucedio”, L’imprevisto, 2010

 

Carboneri N., “La chiesa e l'aula capitolare dell'abbazia cistercense di Lucedio”, Roma, 1965

 

Ellena L., “Misteri”, Menhir Libri, Vercelli, 2008

 

Sincero C., “Trino, i suoi tipografi e l'abbazia di Lucedio”, Torino 1897

BIOGRAFIA AUTORE

Luigi Bavagnoli, speleologo ed esploratore, è il presidente dell’associazione speleo-archeologica TE.S.E.S. (www.teses.net),da lui fondata nel 1996, che si prefigge di ricercare, studiare ed esplorare gli ambienti sotterranei realizzati dall’uomo. E’ stato co-fondatore e consigliere della Federazione Nazionale Cavità Artificiali, che ha lasciato nel 2008, dopo tre congressi nazionali di Archeologia del Sottosuolo ed alcune importanti pubblicazioni presso il British Archeological Reports di Oxford. Appassionato di storia, archeologia, geologia, folklore ed esoterismo tiene anche numerose conferenze sulle ricerche, e le scoperte effettuate.

Luigi Bavagnoli
Ricerca in corso...