La leggenda della 'maga vestita di bianco' nelle grotte dei Saraceni

Patria Montisferrati prosegue il suo lungo racconto dedicato alle incursioni nell'Alto Medioevo

CASALE MONFERRATO

Di maggior impatto psicologico e suggestione è la leggenda connessa alle grotte e che si attribuisce ovviamente a tempi immemorabili, di apparizioni nella notte di Natale di ogni anno (o nel Solstizio d'Inverno),di una “maga” vestita di bianco e fosforescente che con un bacile in mano fuoriusciva dalle grotte della Valle dei Guaraldi, similmente a come un nobile locale nel '600 raccontava dovevano apparire i sacerdoti officianti i riti del culto di Mitra, che si suppone avvenissero nelle grotte menzionate. La tunica bianca tipica dei sacerdoti mitraici potrebbe aver indotto gli eventuali testimoni a ritenere fosse una figura femminile, oppure potrebbe riferirsi al “culto delle madri” della religione dei Celti e dei Liguri.

L'ipotesi che il luogo in tempi remoti potesse essere adibito a tempio, per compiere antichi rituali pagani (come quelli sopra esposti),non è affatto peregrina, in quanto è ormai risaputo da tempo che per tali insediamenti venivano scelti luoghi dalle particolari energie geotelluriche, sui quali infatti col passare dei secoli e dei millenni venivano sempre costruiti nuovi templi e luoghi di culto, sopra a quelli pre-esistenti, in quanto era il luogo ad interessare. Sono inifiniti i siti di culto, attualmente sono prevalentemente Santuari Mariani (alcuni con notevole tradizione miracolistica) sui quali si sono trovate scavando tracce di due o tre, a volte anche quattro templi di epoche precedenti.

In proposito la Valle dei Guaraldi si presterebbe, essendo caratterizzata dal passaggio di ben due faglie compressive che generano energie telluriche misurate scientificamente, che variano dai 700 ai 2500 nanometri, e rendono il luogo sicuramente interessante ed appetibile, ancor oggi, per tutti coloro che sono alla ricerca di questo tipo di emissioni, particolarmente considerate negli ultimi decenni negli approcci scientifici multidisciplinari in ambito biogeologico e geobiofisico, della bioedilizia, terapeutico alternativo, ecc..

Tornando alla leggenda tramandata in loco, l'apparizzione della figura in tunica bianca era sempre preceduta e seguita da una luminescenza potente e perdurante, che si rendeva visibile in tutta la valle e che terrorizzava gli abitanti che si guardavano bene dal curiosare ulteriormente, limitandosi ad osservare il fenomeno da debita distanza. Ci fossero stati in loco degli “ufologi” ante litteram, avrebbero interpretato il fenomeno ben diversamente. Motivo per cui occorrerebbe essere sempre cauti nelle interpretazioni dei fenomeni e degli eventi su cui si indaga, controllando l'emotività.

Ovviamente il racconto è stato tramandato oralmente di generazione in generazione e con garanzia incorporata di assoluta veridicità, suffragata dal timore reverenziale con il quale fino a qualche decennio fa gli anziani raccontavano tali avvenimenti, reminiscenze di quanto a loro volta ascoltato dagli anziani di famiglia e delle borgate confinanti.

Qualche perplessità potrebbe suscitare il riferimento alla luminescenza, in quanto alcuni testimoni locali piuttosto attendibili, negli anni '50, penetrati nelle grotte per una quarantina di metri e rimasti al buio per esaurimento del combustibile della lampada, hanno assistito ad una lieve ma ben visibile luminescenza sul soffito della cavità in cui si trovarono, che nessun sondaggio, con prelievi di roccia e test effettuati all'epoca ha potuto spiegare.

Tra gli studiosi che si sono dedicati alle Grotte dei Saraceni, spicca su tutti, per l'esaustività ed accuratezza dei suoi studi, lo storico ed erudito conte Aldo di Ricaldone, che per oltre trent'anni nel dopo guerra condusse scrupolose ricerche in merito, sia documentarie che con sopralluoghi e sondaggi in loco, favorito dall'aver a lungo abitato nei pressi del luogo.

(7 di 10 – Continua)

Ricerca in corso...