Chiusa l'inchiesta, Roberto Rosso verso la richiesta di rinvio a giudizio

Nella mattinata discusso il ricorso presentato dai legali dell'ex assessore contro l'ordinanza di custodia cautelare

TORINO

La procura di Torino ha formalmente concluso oggi, martedì 7 gennaio, il filone di inchiesta sulla 'ndrangheta in Piemonte che riguarda l'ex assessore regionale Roberto Rosso arrestato lo scorso 20 dicembre con l'accusa di voto di scambio politico-mafioso.

Gli indagati, a vario titolo e per episodi diversi, sono in tutto 11. L'atto, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato ai difensori.

Nella mattinata era stato discusso il ricorso presentato dai legali di Roberto Rosso contro l'ordinanza di custodia cautelare. Per la difesa dell'ex assessore, Rosso si è già dimesso da tutte le cariche e, nell'interrogatorio in procura, aveva fornito una proprio versione dei fatti dichiarando di aver pagato 7.900 euro senza sapere di aver dato soldi a due esponenti della Ndrangheta. Non ci sarebbero pertanto più esigenze cautelari che ne giustifichino la permanenza in carcere.

Una tesi su cui non è d'accordo la procura: secondo i magistrati infatti Rosso deve rimanere in carcere in quanto sarebbe “ricattabile” e ha “mentito”.  Il Tribunale del Riesame deciderà entro domani, mercoledì 8 gennaio. L’avvocato di Rosso, Giorgio Piazzese, ha chiesto in subordine l’affievolimento della misura cautelare.

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