Arrestati i tre malviventi che investirono il comandante dei Carabinieri di San Salvatore Monferrato

Il luogotenente Vittorio Gasparini intervenne coraggiosamente e tempestivamente mentre la banda tentata di truffare un anziano e fu travolto dall'auto

SAN SALVATORE MONFERRATO

E' stato sgominato dai Carabinieri il gruppo criminale di origine sinti dedito ai reati contro il patrimonio, che nel mese di ottobre dello scorso anno, nel tentativo di darsi alla fuga, non aveva esitato ad investire, ferendolo gravemente, il Comandante della Stazione Carabinieri di San Salvatore Monferrato Vittorio Gasparini, intervenuto per sventare un furto ai danni di un anziano del posto.  Ad essere stati arrestati dai militari dell'Arma Biagio e Vittorio De Glaudi, padre e figlio, e il loro complice, Alessandro Oberto.

I fatti. Il 2 ottobre 2018, verso le ore 10.20, il comandante della stazione Carabinieri di San Salvatore Monferrato, luogotenente Vittorio Gasparini, riceveva una telefonata sulla propria utenza cellulare da parte di una persona del luogo, da lui ben conosciuta, che gli segnalava che in quella via Matteotti aveva notato la presenza di un soggetto che vestiva una “strana” divisa da carabiniere, le cui fattezze l’avevano insospettita.

Secondo la segnalazione, il presunto carabiniere si stava accingendo ad entrare in un civico di quella via, ove abitava una persona anziana, ma nelle vicinanze non vi era alcun mezzo di servizio con i colori d’Istituto dell’Arma, bensì una potente Bmw di colore grigio con a bordo altre persone, il cui atteggiamento destava oltremodo sospetto.

Subito realizzato potesse trattarsi di uno dei purtroppo noti tentativi di approfittare della fiducia di una persona anziana per introdursi con l’inganno nella sua abitazione per commettere un furto, il luogotenente Gasparini decideva di intervenire con la massima tempestività ed insieme ad un altro militare al momento presente in caserma, si recava immediatamente sul posto con l’auto di servizio

Imboccato il ramo sinistro della biforcazione di via Matteotti, Gasparini notava subito una Bmw di colore grigio con due persone a bordo e con il motore acceso, il cui conducente, alla vista dei militari, si metteva in marcia in direzione del mezzo dei Carabinieri, che però ne ostacolava la fuga. In pochi secondi, le due auto si venivano a trovare a contatto, muso contro muso. Vistosi la strada sbarrata, il conducente della Bmw ingranava allora la retromarcia, risalendo a forte velocità via Matteotti per circa 100 metri, trovandosi però la strada ugualmente sbarrata da un altro veicolo, un Fiat Fiorino, che percorreva via Matteotti in direzione opposta.

Incalzato anteriormente dall’auto dei Carabinieri, il malfattore cercava nuovamente di avanzare, impattando contro il mezzo militare, nel vano tentativo di contrastarne la maggiore spinta esercitata da quest’ultimo.

Approfittando di tale situazione di stallo, il Luogotenente Gasparini scendeva dal mezzo militare e raggiungeva fulmineamente il lato guida del veicolo sospetto, intimando al conducente di spegnere il motore e di scendere dall’auto, ma questi non vi ottemperava. Convinto che la portiera anteriore sinistra dell’auto fosse chiusa con la sicura, il Luogotenente provava invano ad infrangerne il vetro, colpendolo ripetutamente con il calcio dell’arma d’ordinanza.

A quel punto, agendo sulla maniglia della portiera, riusciva ad aprirla, si sporgeva all’interno dell’abitacolo nel tentativo di bloccare l’autista della Bmw proprio mentre questi si stava invece allungando con il busto in direzione del lato destro occupato dal passeggero, rimasto sostanzialmente passivo.

Nel timore che il conducente stesse tentando di afferrare un oggetto atto ad offendere – peraltro, l’intuizione si sarebbe rivelata corretta, atteso che, nel corso della successiva perquisizione dell’auto, all’interno della tasca laterale della portiera di destra, sarebbe stata rinvenuta un’arma artigianale e, quindi, clandestina in cal. 22 L.R. – il Luogotenente Gasparini colpiva il malfattore sul fianco sinistro, ma anziché desistere questi ripartiva in retromarcia a tutta velocità, senza curarsi della presenza del militare, il quale veniva così travolto dalla portiera rimasta aperta, rimanendo schiacciato a terra e venendo trascinato per oltre 10 metri, sino a quando il Bmw andava ad impattare violentemente contro il citato Fiat Fiorino che, rimasto fermo nella posizione iniziale, gli bloccava la strada.

In tale frangente, sceso nel frattempo dall’automezzo di servizio e temendo che la Bmw potesse ripartire in avanti ed investire nuovamente il Luogotenente rimasto a terra, l’altro militare intimava nuovamente ed a gran voce l’alt ai due malfattori, esplodendo poi, a scopo intimidatorio, un solo colpo con l’arma in dotazione individuale, che riusciva a scongiurare il peggio (ovvero che la Bmw riprendesse la marcia in avanti e travolgesse il Luogotenente) ed induceva gli occupanti della Bmw a desistere e a darsi a precipitosa fuga a piedi.

Lamentando forti dolori in varie parti del corpo, il Luogotenente Gasparini rimaneva a terra, venendo successivamente soccorso da un’ambulanza che lo trasportava d’urgenza presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Alessandria dove, visitato, veniva giudicato guaribile in trenta giorni.

Le immediate ricerche dei tre malfattori, ancorché condotte con non comune sforzo, inizialmente sortivano, purtroppo, esito negativo.

Le indagini e gli accertamenti contestualmente avviati consentivano tuttavia di appurare in breve che: quella stessa mattinata, a bordo della Bmw poi sequestrata a San Salvatore, tre soggetti, di cui uno vestito con un’uniforme posticcia da carabiniere, erano riusciti a truffare una coppia di anziani, impossessandosi di euro 1.300, con la scusa di verificare se in casa le vittime detenessero banconote false.

Inoltre il Bmw ,che risultava essere stato rubato nel mese di marzo 2017 in provincia di Verona, montava una targa, sovrapposta a quella di pertinenza, risultata corrispondere ad un altro autoveicolo intestato ad una nota società di autonoleggio (targa clonata) e, originariamente di colore rosso, era stato camuffato mediante l’impiego di pellicola adesiva di color grigio chiaro.

Infine un terzo malfattore, quello vestito da carabiniere, si era effettivamente introdotto all’interno di un civico di via Matteotti, come indicato dalla persona che aveva telefonato al Comandante della Stazione Carabinieri di San Salvatore, ma non era riuscito a portare a termine l’azione delittuosa proprio in virtù dell’intervento dei Carabinieri, sebbene fosse riuscito comunque a dileguarsi nel corso della precipitosa fuga, quest’ultimo era stato costretto ad abbandonare i capi d’abbigliamento con cui aveva simulato la divisa posticcia ed un apparato radio ricetrasmittente portatile.

I successivi rilievi tecnici sulla Bmw posta sotto sequestro, condotti il giorno seguente congiuntamente da personale del R.I.S. CC di Parma e della S.I.S. del dipendente Nucleo Investigativo hanno permesso, tra l’altro, di rinvenire la summenzionata arma clandestina in calibro 22 L.R. dall’elevata pericolosità, in quanto realizzata a forma di penna e, quindi, tanto facile da occultare quanto micidiale nei possibili effetti e accertare che l’impianto elettrico del veicolo era stato modificato, poiché i malviventi avevano installato una sirena bitonale ed un sistema di luci a led blu, comandati da una pulsantiera nascosta all’interno del vano porta oggetti, nonché un apparato per spegnere le sole luci posteriori in modo che, in caso di inseguimento al buio da parte delle FF.PP., l’auto potesse far perdere agevolmente le proprie tracce.

Grazie alle immediate ed approfondite indagini, veniva inoltre accertato che l’auto era partita da Volpiano, intorno alle 7 dello stesso 2 ottobre, transitando poi da Ozzano Monferrato, dove risultava essere stato commesso l’altro fatto-reato prima ricordato. Successivamente, il mezzo era stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza di Occimiano e Mirabello Monferrato, nonché da quelle installate presso un distributore di carburante ubicato in San Salvatore Monferrato, dove il gestore del distributore confermava che a bordo di tale mezzo, fermatosi a fare rifornimento, vi erano tre soggetti.

A seguito dell’intervento dei militari che li avevano “costretti” alla fuga a piedi, i malfattori avevano chiesto aiuto a loro complici e/o amici e/o familiari. Pertanto, ulteriori ed accurati accertamenti consentivano di individuare la presenza di Biagio De Glaudi e di Vittorio De Glaudi, soggetti di etnia sinti, con a carico numerosi pregiudizi di polizia per reati contro il patrimonio, proprio a San Salvatore Monferrato al momento dei fatti sopra descritti Inoltre, le altre “richieste di aiuto” erano state indirizzate ai familiari di Alessandro Oberto, verosimilmente quindi il terzo soggetto coinvolto nei fatti, egli pure di origine sinti e gravato da analoghi, specifici pregiudizi di polizia.

Inoltre, il Ris di Parma appurava che due impronte digitali rinvenute su parte del materiale trovato e sequestrato all’interno della Bmw riconducevano proprio a Biagio De Glaudi.

Peraltro, quest’ultimo risultava colpito da ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Vercelli a seguito della commissione del reato di resistenza a p.u. commesso in danno di una pattuglia della stazione Carabinieri di Strambino (TO) in circostanze assolutamente analoghe a quelle oggetto d’indagine.

Sulla scorta di tali rilevanti risultanze investigative, venivano acquisiti ed inviati al Ris di Parma i campioni biologici di confronto di tutti e tre i soggetti sospettati, Vittorio De Glaudi, Alessandro Oberto e Biagio De Glaudi, quest’ultimo campionato in occasione dell’esecuzione della citata misura cautelare emessa dalla Procura di Vercelli, da parte di personale del dipendente Nucleo Investigativo, che, grazie alle articolate indagini immediatamente avviate, lo aveva rintracciato e tratto in arresto in un hotel di Chivasso (TO),mentre vi si trovava insieme alla sua amante.

Grazie alla comparazione di tali profili genotipici con quelli estrapolati da tutta una serie di reperti acquisiti sia all’interno della Bmw, sia sugli oggetti abbandonati dal “finto carabiniere” in fuga, veniva accertato che il giorno del reato commesso a San Salvatore Monferrato, Biagio De Glaudi si trovava alla guida dell’autovettura che aveva investito il Luogotenente Gasparini, Vittorio De Glaudi si trovava nei sedili posteriori dello stesso mezzo mentre Alessandro Oberto era il terzo complice che, vestito da Carabiniere, al momento del controllo dell’auto da parte dei militari si trovava invece all’interno dell’abitazione dell’anziana vittima.

Inoltre, emergeva altresì che il profilo di Vittorio De Glaudi era sovrapponibile con il profilo biologico estratto da un reperto rinvenuto nel corso del sopralluogo effettuato in un’abitazione di Alessandria nel dicembre 2013, allorquando due anziane alessandrine vi erano state sequestrate e, dopo essere state violentemente malmenate e minacciate di morte, erano state rapinate di gioielli ed orologi del valore complessivamente stimato in circa 300mila euro.

Pertanto, alla luce dei molteplici, univoci e concordanti elementi di responsabilità raccolti in modo certosino a carico dei prevenuti nel corso delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Alessandria nella persona del Sostituto Procuratore dottor Rinaldi, il Gip del Tribunale di Alessandria emetteva ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Biagio De Glaudi, Vittorio De Glaudi e Alessandro Oberto.

Biagio De Glaudi, Vittorio De Glaudi e Alessandro Oberto sono ritenuti responsabili dei reati di tentato furto in abitazione commesso in San Salvatore Monferrato il 2 ottobre 2019; riciclaggio dell’autovettura BMW utilizzata nella circostanza; porto illegale di arma clandestina e delle relative munizioni.

Biagio De Glaudi e Vittorio De Glaudi, del reato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate, nei confronti del Luogotenente Gasparini. A tal proposito, va ricordato che la Procura della Repubblica, anche sulla scorta di una consulenza tecnica disposta nel corso delle indagini, aveva configurato il delitto di tentato omicidio, qualificazione giuridica non accolta però dal Gip.

Il solo Vittorio De Glaudi, del reato di rapina aggravata commessa commesso in Alessandria il 9 dicembre 2013.

Venivano quindi organizzati mirati servizi di osservazione, controllo e pedinamento che consentivano alfine di localizzare Vittorio De Glaudi in un appartamento dell’hinterland torinese. L’uomo, intercettato nella mattinata di ieri mentre si spostava alla guida di un’auto con targa di prova, risultata intestata ad una donna della provincia di Milano, veniva circondato e bloccato in via Vercelli a Torino, mentre il padre, Biagio De Glaudi, agli arresti domiciliari in un’abitazione di Foglizzo (TO),veniva tratto in arresto poco dopo il suo rientro dal permesso di allontanarsi quotidianamente dal suo domicilio.

Ad Alessandro Oberto, invece, il provvedimento cautelare veniva notificato direttamente presso il carcere di Ivrea, dove egli si trovava detenuto per altra causa.

Padre e figlio, espletate le formalità di rito, sono stati condotti anch’essi nello stesso carcere in cui si trovava già rinchiuso il loro complice.  

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