La Giornata della Memoria: un ricordo di Raffaele Jaffe

Gianni Turino racconta la storia del nostro illustre concittadino, fondatore del Casale Football Club e scomparso ad Auschwitz

CASALE MONFERRATO

Gli eroi che hanno fatto l’Italia

“Furono presi e condotti come agnelli al macello, stipati in treni di ferro che correvano su rotaie di ferro, come di ferro furono i chiodi che trafissero mani e piedi al Cristo…” (anonimo)

 

RAFFAELE IAFFE

Il treno correva per lande sconosciute, e non c’erano finestrini per ammirarne il panorama. Il Vagone era piombato, solo qualche buco qua e là nel soffitto e lungo le pareti per evitare l’asfissia. Era un vagone che i treni “merci” usavano per il bestiame; solo che il bestiame era tenuto con cura; c’era la greppia con il fieno e le conchiglie in legno con l’acqua, mentre gli uomini erano stipati e schiacciati uno sull’altro. Ognuno cercava per se spazio vitale , e questo, “ come sta scritto nelle leggi di fisica-pensava il professore- è a scapito di un altro... data l’impenetrabilità dei corpi... ”.

“Professore- sentì come in sogno una voce lontana- professore...: salvo la ben nota, dolce, favolosa eccezione...”.

Gli venne da sorridere...a chi apparteneva la voce di quel birbante? : a Bertinotti?, a Rosa?, a Barbesino, o forse era Cavasonza...? Chissà dove erano e se c’erano ancora con questa follia che ha travolto il mondo?!?... Benedetti, cari ragazzi...! Quanti anni, come tutto era passato così in fretta, quale rullo compressore era stato il tempo...! Gli venne in mente Agostino: il passato non è che il presente della memoria ed il futuro, il presente della speranza...ma c’era ancora spazio per la speranza?

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Il Professore, con gli occhiali tondi alla Cavour sulla punta del naso rannicchiato in angolo del vagone con il mento puntato sulle braccia strette attorno alle ginocchia, guardava i suoi compagni di tradotta che lottavano- con rabbia, cattiveria e prepotenza- per carpire qualche centimetro di comodità, qualche privilegio.

L’aveva già riscontrato a Fossoli, il paesino vicino a Carpi in provincia di Modena, nel famigerato ex campo prigionieri di guerra n° 73 utilizzato dai tedeschi come centro poliziesco e di transito per i prigionieri politici e razziali destinati ai lager del nord Europa.

Il Professore era stato arrestato dalle brigate nere a Casale il 14 febbraio 1944 in una retata di ebrei nonostante si fosse convertito alla religione cattolica fin dal 1937, ben prima delle leggi razziali. Fu internato subito a Fossoli dove ebbe modo di conoscere, per i pochi giorni che ancora vi rimase, Primo Levi che partì per Auschwitz il 22 febbraio e vi giunse il 26. Primo Levi, con altri 24 deportati su oltre mille, superò la prima selezione e fu immesso nel campo con il numero di matricola 174517.

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Pensò a Cecov “..Gli sventurati non conoscono generosità...gli sventurati sono ingiusti, cattivi, crudeli... la sventura non unisce , ma divide gli uomini...”. Sembrava cinico, o disperato, Cecov in quelle pagine; ma il professore ne aveva sempre avvertita una certa profonda verità, “...quella verità che solo i Poeti riescono a toccare... anche se non sempre è così...tanti uomini, anche nella sventura più disperata, mantengono la dignità...”.

Faceva un caldo infernale, erano i primi giorni di agosto, ed il sudore appiccicava la pelle ai vestiti.
Il treno ogni tanto sbuffava e lanciava un sibilo; chissà se fuori c’erano alberi che correvano...chissà ... Sembrava solo ieri, ma in realtà come era lontano -più nello spazio che nel tempo- quel viaggio in treno da Casale a Torino con la sua bambina!... :

“Come fanno, papà, gli alberi a correre...?”.

“Corriamo tutti , Tilde, nella vita- aveva risposto- come vedi corrono anche i pali del telegrafo...”; e la moglie, alta , bella, tanto più giovane di lui, così amata -e così amato- aveva sorriso...
Poi gli aveva passato una mano fra i capelli . “ Senti , Lele, pure lo sferragliare del treno è musica...”.

Sua moglie amava la musica, e la insegnava...

“Si, Luigina, quando il cuore è sereno, tutto è musica...e anche quando non è sereno...”

E anche quando è disperato, pensava ora.

Il rullio del treno lo appisolò e si trovò su un altro treno, sempre con i vestiti appiccicati da sudore, ma i finestrini specchiavano il mare...

Era l’estate di trent’anni prima, il 14 luglio del 1914... I nerostellati casalesi tornavano da Roma dove si erano cuciti lo scudetto battendo la Lazio per 2-0 dopo aver vinto, il 5 luglio al Priocco di Casale, la partita di andata per 7-1. Già , i nerostellati...

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Ricordava, il Professore, quella mattina del dicembre1909.

Era arrivato a scuola con un diavolo per capello. La Provercelli, dopo aver vinto due campionati di seconda categoria ed il campionato nazionale del 1908, è di nuovo in lotta per il primato nel girone dell’Italia settentrionale e tutto lascia pensare che possa bissare –come in effetti succederà- il titolo nazionale dell’anno precedente. I vecchi casalesi di razza, perdono il sonno: è un qualcosa di inaudito!
Il Professore si fa interprete di questo disagio; raduna gli allievi periti commerciali ed agrimensori degli ultimi anni e gli fa il seguente discorso:

“Nel 1215 i vercellesi, che per ottenere qualche risultato avevano dovuto allearsi con Milano ed Alessandria, rasero al suolo Casale del cui sviluppo, sociale e culturale, avevano vivo fastidio. Ci volle del tempo, ma i casalesi, nel 1403 risposero per le rime riducendo Vercelli ad uno zerbino e riappropriandosi delle vecchie prede di guerra. Da allora i vercellesi non hanno perso occasione per farci dispetto. Ora, dopo aver vinto un campionato nazionale di foot-ball sono in procinto di fare il bis: NON SI PUO’ ANDARE AVANTI COSI’ (disse scandendo le sillabe ed alterando il timbro della voce) bisogna fare qualcosa, se non li fermiamo noi , non li ferma nessuno!”.

Fu a lungo applaudito; il vecchio salone del Leardi, un tempo salotto raffinato della nobiltà locale, abituato ai pettegolezzi ed agli intrecci amorosi delle dame, sussultò a quelle grida rivoluzionarie  Pochi giorni dopo -era il 17 di dicembre - gli studenti decisero di aggregarsi all’iniziativa del professore; nasceva ufficiosamente il Casale; formalizzato poi in Casale Foot-Ball Club.

Bisognava scegliere la maglia. “Che maglia ha la Provercelli?” chiese il Professore che al proposito aveva le idee chiare.

“Bianca!” risposero gli allievi.

“Benissimo -replicò il Professore- noi l’avremo nera!”.

Acclamazione di approvazione e primo dubbio.

“Avremo bisogno di un sacco di fortuna -disse il quasi geometra Bertinotti che aveva frequentato per alcuni anni le scuole a Vercelli e conosceva bene il valore dei bianchi-...Qui, se non abbiamo una stella che ci protegga, ne prendiamo un sacco ed una sporta...”. “Metteremo la stella sulla maglia” rispose il Professore (forse pensava anche ad un’altra stella, sia pure con una punta in più?...) assumendo seduta stante la presidenza , che cedette due anni dopo all’ingegner Simonotti di cui rimase prezioso collaboratore.La Provercelli vinse lo scudetto, ancora nel 1909, 1911, 1912, 1913...ma nel ’14, i il Casale nerostellato la fermò...

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“Profesur- gli disse Bertinotti mentre il treno sfrecciava , quel martedì 14 luglio 1914, lungo il mare; Professore, se potessimo mettere qualcosa sotto i denti...”

Il Professore sorrise e scosse la testa; si alzò senza dire nulla e passò nell’altro scompartimento, di prima classe.

“Presidente- disse il professore- i ragazzi hanno fame..., potremmo offrigli un cestino, sia pure con il solo secondo....”.

Il presidente, l’ingegner Simonotti, annui con il capo; ma con gli occhi domandò:” come?, dove?...”

“Alla stazione di Livorno, presidente; vengono, approfittando della sosta di un quarto d’ora, con i carrelli sotto ai finestrini,...è la loro specialità”. Fu così che ai neo campioni d’Italia fu offerto- come premio, oltre al viaggio in seconda, anziché in terza classe, da Roma ad Alessandria, per il titolo di campioni d’Italia- il cestino-pranzo: due ali di pollo, l’insalata e sei michette di pane a testa...un bicchiere di vino…

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Da Fossoli aveva visto partire sette convogli ferroviari stipati all’inverosimile di disperati; non ne conosceva la destinazione ma sottovoce si sussurrava un nome misterioso: Auschwitz. Il 12 luglio nel campo di Fossoli furono trucidati, a caso, 67 prigionieri come rappresaglia per l’uccisione a Genova di sei soldati tedeschi,

“Siamo alla fine del mondo- aveva detto fra se e se il Professore che, con tutti gli altri prigionieri era stato costretto ad assistere all’eccidio-...il mondo è alla fine...”.

Il 2 agosto fu allestito l’ultimo convoglio di deportati: l’ottavo. Il campo veniva abbandonato e trasferito a Bolzano-Greis dove parte dei prigionieri vennero dirottati. Gli altri, fra cui il Professore, proseguirono per Aushwitz.

Il treno correva...Nel carro bestiame piombato nel quale i deportati si affastellavano l’uno sull’altro senz’acqua, aria e cibo, gli odori, anzi lezzo acuito dal calore, era insopportabile. “In queste condizioni l’uomo- pensava il Professore- si degrada , ritorna bestia...è la sua dissoluzione, la sua disgregazione... è molto peggio che morire....; e sono già quattro giorni infernali...ma dove finiremo mai, avrà fine questo calvario?...amore mio ...finirà mai?...”.

Un grande stridore di freni, la porta del vagone che si spalanca ed un urlo: Auschwitz .
L’aria , anche se inacidita dal fumo della locomotiva, gli riempì i polmoni di vita mentre la luce improvvisa lo abbagliò. Qualcuno lo spinse bruscamente giù lo dal vagone; cadde sulla pensilina sbattendo il capo e rompendo una lente degli occhialini alla Cavour... “Troverò qualcuno - mormorò- che me la sostituirà...se servirà...”.

Non servì; era il 6 agosto sera; il 7 pomeriggio fu sottoposto, con tutti gli altri, alla rituale selezione.
Non la passò, e l’8 agosto 1944, mentre il cielo impazziva per il canto delle cicale, il professor Raffaele Jaffe- nato il 15 dicembre 1877 , già docente dell’Istituto per agrimensori e periti commerciali Leardi e preside dell’Istituto magistrale Giovanni Lanza di Casale, reo per l’ origine ebrea- fu condotto, ufficialmente per fare una doccia, nella camera a gas.

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