Stephan Schmidheiny imputato di omicidio volontario nell'Eternit Bis

La Procura della Repubblica di Vercelli ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio. L'Afeva: 'Riprende il cammino per una decisione conforme a giustizia per le vittime dell'amianto'

VERCELLI

Stephen Schmidheiny, il magnate svizzero ultimo proprietario dell'Eternit, è imputato di omicidio volontario dalla Procura di Vercelli per la morte di circa quattrocento cittadini casalesi vittime dell'amianto nell'ambito del processo Eternit Bis. La richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata nella cancelleria del gup, giudice dell'udienza preliminare, che dovrà decidere dunque se processare Schmidheiny e con quale imputazione: se sarà di omicidio volontario, come richiesto dalla Procura, il processo sarà in Corte d'Assise, a Novara, se sarà riqualificato il reato in omicidio colposo, il processo sarà davanti al giudice monocratico di Vercelli.

L'Afeva nel pomeriggio ha emesso questo comunicato sulla richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Vercelli: “Il cammino verso una decisione conforme a giustizia per le vittime da amianto riprende oggi, con questa richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Vercelli. Dopo l'inaccettabile prescrizione del primo processo (per disastro ambientale),anche il processo Eternit-bis non sembrava iniziare sotto i migliori auspici: bloccato per lungo tempo da una questione di legittimità costituzionale (poi rivelatasi infondata),era stato "spezzettato" in quattro Procure (Torino, Napoli, Reggio Emilia e, appunto, Vercelli) a seguito della riformulazione dell'accusa in omicidio colposo”.

“Le Procure che avevano in gestione un numero più contenuto di casi sono già riuscite a far ripartire quasi immediatamente i procedimenti (in cui AFEVA ha partecipato quale parte civile),e con decisioni assolutamente favorevoli al fronte delle vittime: una condanna a quattro anni di reclusione a Torino, un rinvio a giudizio per omicidio volontario davanti alla Corte di Assise di Napoli”.

“Rilanciando oggi l'iniziale ipotesi di accusa e forte del precedente di Napoli, anche la Procura di Vercelli chiede oggi che Stephan Schmidheiny sia processato per l'omicidio volontario di quasi quattrocento persone, in linea con quanto da noi sempre sostenuto e confermato dalle sentenze di merito del primo processo: quello che è accaduto a Casale non è dipeso da una semplice negligenza, ma è stato il risultato di una lucida e spietata decisione assunta in nome del profitto, con la piena consapevolezza e accettazione delle morti che ne sarebbero derivate, anche tra la popolazione che non lavorava alla Eternit (e che oggi rappresenta il maggior numero di casi a processo)”.

“Da tempo AFEVA stava seguendo l'evoluzione del procedimento, insieme ai propri legali; la fase che si apre adesso ci vedrà nuovamente al fianco delle vittime, per fornire assistenza nel procedimento (come sempre, gratuitamente). Invitiamo quindi tutti coloro che ricevano nei prossimi giorni la notifica della fissazione dell'udienza preliminare a prendere contatti con i nostri uffici (0142336817, vertenzamianto@gmail.com)”.

“L'invito è esteso anche agli eredi di coloro che, da ammalati, hanno in passato accettato l'offerta unilaterale di Stephan Schmidheiny, che non riteniamo siano esclusi dalla costituzione di parte civile”.

“Continua così l'impegno di Afeva che, insieme ai sindacati, non si è mai rassegnata a fronte delle difficoltà ed ostacoli,con la mobilitazione e presentando nuovi esposti alla Procura di Casale, anche dopo il deludente processo iniziato nel 1993, fino al maxi esposto del 2004 alla Procura di Torino. La Giustizia,con la Bonifica e la Ricerca, sono le risposte e gli obbiettivi fondamentali della nostra Comunità nella lotta contro la tragedia dell'amianto”.

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