'Roberto Maestri, una figura insostituibile per la conoscenza storica e culturale del Monferrato'

Claudio Martinotti Doria ricorda l'amico fondatore del circolo 'I Marchesi del Monferrato' dopo la sua prematura scomparsa

CASALE MONFERRATO

(Nella foto: Giugno 2007. Incontro in Municipio a Mantova tra Sodalizi Monferrini e Mantovani Manifestazioni per il III Centenario del passaggio del Monferrato dai Gonzaga ai Savoia. Incontro svoltosi al municipio di Mantova, col Presidente del Consiglio Comunale Albino Portini ed il funzionario Cristina Regattieri, con il presidente del Circolo Culturale Marchesi del Monferrato Roberto Maestri, unitamente a Massimo Iaretti, responsabile della comunicazione dello stesso (e presidente dell’Associazione Progetto Gonzaga),Claudio Martinotti Doria, esperto in tematiche ambientali e impegnato nel coordinamento interassociativo, Massimo Carcione, coordinatore dei rapporti con le istituzioni (e presidente del Club Unesco di Alessandria) ed alcuni esponenti della leadership della Società Palazzo Ducale di Mantova).

Pubblichiamo un ricordo di Roberto Maestri, scomparso  domenica pomeriggio a seguito di un tragico incidente stradale mentre tornava da un convegno storico a Mantova, che ci ha inviato l'amico (e appassionato di storia) Claudio Martinotti Doria.

“Conobbi Roberto Maestri alcuni mesi dopo che aveva fondato il Circolo Culturale Marchesi del Monferrato (una quindicina di anni fa) e l’approccio fu molto informale, non certo ortodosso per uno storico”.

“Nel fornire telefonicamente la mia disponibilità a collaborare col Circolo per valorizzare la storia del Monferrato (al momento mi risultava che il “Circolo” fosse l’unica realtà che lo facesse in tutto il Monferrato Storico, senza limitazioni, e chi mi conosce sa quanto abbia insistito sull’importanza del concetto di “Monferrato Storico”),per correttezza specificai subito che non ero uno storico, e lui mi disse che non aveva bisogno di storici ma di gente appassionata che si impegnasse per uno scopo comune, e mi invitò ad un convegno ai confini estremi del Monferrato, un luogo sperduto e di non facile reperibilità. Si creò fin da subito un’intesa su convincimenti condivisi che travalicavano i diffusi e deleteri campanilismi e le visioni limitate e ostative che caratterizzavano ancora troppi rappresentanti istituzionali locali”.

“Iniziarono per noi un paio di anni d’intensa collaborazione, lo misi in contatto con molti amici e conoscenti e fornii al Circolo diverse idee che furono sfruttate anche a distanza di anni, perché Roberto sapeva creare sinergie e coordinamento con le realtà locali con cui interagiva, sapeva captare e memorizzare tutto ciò che ascoltava, non aveva pregiudizi ed era molto pragmatico, sapeva che una buona idea, uno spunto o un buon contatto sociale e culturale può provenire da chiunque, anche da chi meno te lo aspetteresti e costituisce un’opportunità anche per il futuro, per cui non andrebbe mai scartata ma solo accantonata e se possibile sfruttata al momento opportuno”.

(Nella foto: presentazione volume "La Marca Aleramica" Storia di una regione mancata. Presentazione del volume "La Marca Aleramica" Storia di una regione mancata, avvenuta il 1 ottobre 2008 a Torino a Palazzo Lascaris sede del Consiglio Regionale del Piemonte. Tavolo dei relatori, al centro in piedi spicca il compianto Raoul Molinari curatore dell'opera e Presidente dell'Accademia Aleramica (cui si deve il progetto editoriale),al tavolo alcuni autori e componenti dell'Accademia, tra cui al centro lo scrittore bolognese Giordano Berti, Roberto Maestri e Claudio Martinotti Doria).

“In quegli anni avemmo la grande soddisfazione di vedere i saloni dei borghi dove organizzavamo i convegni, riempirsi all’inverosimile. Nei mesi precedenti, ai primi convegni in quasi totale solitudine, Roberto mi confessava che i partecipanti erano pochissimi, perlopiù le autorità locali e gli amici e conoscenti dei relatori”.

“Rammento in particolare un borgo della Lomellina che appartenne a lungo al Marchesato di Monferrato, la cui sala delle feste era stipata di persone in piedi, perché le sedie non bastarono a contenerle, e continuavano a entrare. Avevo stimato che circa un terzo della popolazione del borgo fosse venuta a sentire Roberto Maestri raccontare come il borgo fosse stato Monferrino, e la gente del posto non lo sapeva. Così come non lo sapevano i chivassesi, che a quel tempo non rammentavano di essere stati a lungo la principale Sede Marchionale (questa la definizione storiograficamente corretta, e non “capitale”, come si usava abitualmente all’epoca e molti insistono nel farlo tuttora). All’epoca Chivasso non aveva neppure una società storica locale, dopo alcuni anni la costituirono e iniziarono a valorizzare il loro passato storico monferrino, fiera di essere stata “capitale” … I semi dell’acquisita consapevolezza culturale e sociale li aveva seminati Roberto”.

“All’epoca quella da noi svolta era praticamente un’attività pionieristica, raccontare alle centinaia di borghi e decine di città, soprattutto lontane, che avevano fatto parte della storia del Monferrato, come nel Canavese, Lomellina, Langhe, Savonese, ecc., e solo lo spirito instancabile e fortemente motivato di Roberto poteva organizzare e sostenere così tanti incontri, in quegli anni anche un paio per ogni fine settimana. Cui si doveva aggiungere l’impegno, certamente non trascurabile, della produzione editoriale, decine di libri di storia locale pubblicati con il logo del Circolo e il sostegno di qualche Fondazione bancaria o Ente locale”.

“Rammento un particolare che credo pochi conoscano. Non so se per rispetto nei miei confronti o perché ne fosse intimamente convinto (ma propenderei per la seconda ipotesi),in quei tempi Roberto cercò di trasferire la sede del Circolo Culturale Marchesi del Monferrato a Casale Monferrato, essendo stata l’unica Capitale storica del Marchesato di Monferrato, anche se all’epoca non lo si sapeva ancora, perché si ebbe la conferma grazie agli studi della dr.ssa Beatrice Del Bo allieva del prof. Rinaldo Comba dell’Università di Milano, che furono parzialmente anticipati nella primavera del 2008 in un convegno al Castello di Casale organizzato dall’Associazione Casalese Arte e Storia e poi pubblicati l’anno dopo. Ma in questo suo intento non ebbe successo perché incontrò nei suoi interlocutori casalesi, diffidenza e scetticismo (pressappoco come fu accolto il compianto Raoul Molinari che voleva avvicinare le Langhe al Monferrato per la loro storia aleramica comune),forse perché prevenuti dal riscontro della sede del Circolo ad Alessandria, che era inevitabile avendo Roberto all’epoca la residenza nel capoluogo, che poi trasferì anni dopo a Rapallo”.

(Nella foto: presentazione libro sul Monferrato a Grazzano Badoglio durante Golosaria 2011, durante l’intervento di Claudio Martinotti Doria. A fianco seduti al tavolo dei relatori il Prof. Roberto Maestri e l'editore Lorenzo Fornaca. Foto eseguita dal Prof. Marco Devecchi).

“Quando il Circolo Culturale presieduto da Roberto aumentò considerevolmente i collaboratori su cui poteva contare e continuavano a giungere domande di adesione e collaborazione, decisi di defilarmi, cosa peraltro che passò quasi inosservata, avendo personalmente tenuto un profilo basso, evitando come mio solito di apparire, se non strettamente necessario”.

“Il nostro rapporto di amicizia e collaborazione proseguì solo on line e con qualche occasionale incontro, durante i quali Roberto, affabile come sempre, non mancava mai di aggiornarmi e consegnarmi i libri usciti nel frattempo editi dal Circolo Culturale. Coglievo quelle occasioni d’incontro per rinnovargli il mio apprezzamento per quella che consideravo la sua dote maggiore, la perseveranza. Ero infatti ammirato da come proseguisse sempre e comunque nel suo impegno sociale e culturale, nonostante le difficoltà dei tempi non certo favorevoli”.

“Ho avuto l’impressione che negli anni successivi al mio disimpegno, le iniziative calassero rispetto a prima ma assumessero un profilo più esteso, quasi internazionale, cercando di proiettare il Monferrato ben oltre i suoi storici confini regionali, e non mi riferisco solo al Mantovano, in una visione prospettica lungimirante che probabilmente Roberto covava intimamente, ma che temo non disponesse dei necessari sostegni finanziari. E in proposito la crisi dell’ultimo decennio certamente ha contribuito negativamente, riducendo i contributi istituzionali per le iniziative culturali”.

“È una mia considerazione personale, ma credo che nonostante il passare di tanti anni, non si sia ancora compreso fino in fondo l’importanza della cultura, soprattutto storica, come presupposto per valorizzare i territori e le comunità insediate in essi. Non solo a scopo di promozione turistica ma anche e soprattutto nel ricercare l’identità delle sue genti, quelle che vengono comunemente e mediaticamente definiti le “radici”, senza le quali ci si smarrisce e confonde, non riuscendo a distinguersi dagli altri e a darsi una ragione di vita sociale e un comune denominatore comunitario”.

“Quest’aspetto deleterio temo caratterizzi ancora oggi l’area casalese, che non mi pare sia particolarmente appassionata della propria storia secolare”.

“Con la morte tragica e prematura di Roberto Maestri sono convinto si sia persa la principale cassa di risonanza che aveva il Monferrato a livello storico culturale, essendo la sua figura insostituibile. Roberto credo di poter dire che è deceduto “per cause di servizio”, perché i suoi continui spostamenti per gli innumerevoli convegni cui partecipava, sempre più lontani (recentemente era stato in Sicilia),aumentava proporzionalmente il rischio d’incidenti, cui nessuno pensa mai, finché non avvengono”.

“Probabilmente quando avrò superato lo sgomento iniziale per la sua morte, sorgeranno in me rimpianti e forse sensi di colpa per non aver collaborato maggiormente proseguendo nell’impegno a sostegno del Circolo Culturale, al quale ho quantomeno continuato a mantenere l’iscrizione, una forma simbolica di vicinanza al suo presidente e alla sua lungimirante e perseverante missione terrena e localistica”.

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