Peste suina: la preoccupazione della Cia per lo stop alla caccia

Il provvedimento della Regione a seguito di nuovi ritrovamenti di carcasse di cinghiali infette

ALESSANDRIA

A causa dei casi di peste suina scoperti nel territorio provinciale, ieri, mercoledì 12 gennaio, il presidente Alberto Cirio ha emanato un'ordinanza che sospende l'attività venatoria in tutta la provincia di Alessandria fino al 31 gennaio 2022.

“In attesa dell’ordinanza del Ministero che definirà le misure straordinarie per limitare la diffusione della malattia - osserva l’assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi - è stata innalzata al massimo livello di allerta la vigilanza sulle misure di biosicurezza nel settore domestico, con particolare riguardo a tutte le operazioni di trasporto e di movimentazione degli animali, di mangimi, prodotti e persone. Questa settimana incontreremo le organizzazioni sindacali agricole per fare il punto sugli sviluppi della situazione sanitaria. Serve la collaborazione di tutti gli operatori del settore per offrire la massima protezione alla filiera produttiva del comparto suinicolo”.

Il blocco della caccia disposto dalla Regione Piemonte, a seguito dell’aumento dei casi di peste suina africana sulle carcasse di cinghiali trovate nei boschi della nostra provincia, preoccupa fortemente Cia Alessandria.

L’Organizzazione teme che il provvedimento, che resta comunque un’azione obbligata per la sicurezza, tenderà a portare ad una proliferazione di capi di cinghiale, la cui popolazione è numericamente fuori controllo da anni, acuita peraltro dai due anni di lockdown e di sospensione delle attività venatorie. Cia Alessandria teme per i danni che deriveranno alle aziende agricole, e la preoccupazione è volta anche agli allevamenti di suini che, in maniera indiretta, pagheranno pegno nonostante il pieno controllo dell’attività allevatoriale.

Commenta il vicepresidente provinciale Massimo Ponta: «La chiusura totale dell’attività venatoria è un problema anche per il contenimento delle altre specie, oltre il cinghiale, che causano danni in agricoltura. Auspichiamo che entro il 31 gennaio possa essere definita la reale situazione e l’effettiva portata dei capi infetti. Tutto questo sta generando danni ai nostri allevamenti. La chiusura della caccia può servire alla quantificazione del fenomeno con dati certi: se resterà limitata ad un periodo circoscritto, speriamo ci sia la possibilità di recuperare il numero dei capi abbattuti. Considerata l’emergenza, è il momento di gestire la questione dei selvatici in maniera differente da come fatto finora».

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