Perché viaggiare?

Cosa si nasconde dietro alla voglia di vedere nuovi posti? Il Punto di Claudio Galletto

CASALE MONFERRATO

Partire, osservare, scoprire, esplorare, confrontare. Sono tutti verbi che si collegano al tema protagonista di oggi: il viaggio. Quale miglior stagione dell’estate per sviscerare il profilo del viaggiatore che è in noi? Sappiamo bene infatti che, se è vero che molti amano viaggiare, è altrettanto risaputo che la concezione del viaggio può risultare molto diversa per ciascuno di noi.

Ci sono i viaggiatori attratti dalla novità e quindi orientati a cambiare meta ad ogni partenza e ci sono coloro che si affezionano ad una destinazione ed è lì che frequentemente si recano quando hanno la possibilità. C’è chi opta per il relax assoluto, il cosiddetto “non far nulla”, come valvola di sfogo rispetto al tran tran quotidiano e, al contrario, altri turisti hanno sete di conoscenza e di esperienze e intendono il viaggio come programma, a volte anche fitto, di visite ed attività.

Chi è dunque il viaggiatore? “I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre ‘Andiamo’, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.” Queste sono le parole del poeta francese Charles Baudelaire che rispecchia così, anche nell’affrontare il viaggio, il suo animo idealista che ci ha trasmesso in numerosi componimenti.

Parole che invitano a porci un’altra domanda: ci siamo mai chiesti il perché del nostro viaggiare? Il filosofo Agostino d’Ippona, al tempo dei Romani, già affermava che “Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”. Da questa sua citazione si evince una prima ragione che giustifica il viaggio: l’apprendimento… come a dire che più si viaggia e pi situazioni si conoscono e più lezioni di vita si immaganizzano. 

Ci spostiamo nel tempo e nello spazio e arriviamo in India dove un proverbio recita che “Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso”. Visto il luogo da cui giunge questo detto, non potevamo che aspettarci una lettura più meditativa e introspettiva del viaggio… come attività in grado di stimolare il nostro io e far capire quanto è dentro di noi. Ancora un’altra chiave di lettura è quella proposta dal saggista francese Marcel Proust quando ritiene che “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Un concetto che fa riflettere su come il viaggio possa donare chiavi di lettura per interpretare ciò che avviene intorno a noi.

Tuttavia il nostro “viaggio nel viaggio” non può non dedicare spazio ai più incalliti che sostengono che sia necessario mettere in pratica frequentemente il “distacco della spina” di cui spesso si parla. “Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due?”, è la domanda che si poneva Bruce Chatwin, viaggiatore britannico del Novecento, un’anima in perenne necessità di rinnovamento di spazi, culture e idee, attraverso lo spostamento. 

Una frase attribuita invece al romanziere contemporaneo d’oltre Manica Pico Iyer fa infine luce sulla differenza fra viaggiatore e turista. Secondo questo pensiero, divenuto subito aforisma, “i viaggiatori sono quelli che lasciano le loro convinzioni a casa, i turisti no”.

Poche parole che fanno capire come, per tornare arricchiti da un viaggio, non basti affatto spostarsi ma entrare, con gli occhi di un bambino privo di schemi mentali, nel mondo geografico e anche culturale che si visita. Già, perché in fondo il viaggio è un po’ la metafora della nostra vita e quanto assimilare e apprezzare… alla fine lo decidiamo noi.

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