Parte il restauro della facciata e dei campanili del Duomo: lunedì i ponteggi

Per i lavori bisognerà attendere il rialzo delle temperature. L'intervento costa 233mila euro ed è diviso in tre lotti: l'appello del vescovo alle istituzioni e alla cittadinanza per un contributo

CASALE MONFERRATO

Costeranno complessivamente 233.411,02 euro i lavori per il restauro della facciata e dei campanili della Cattedrale di Sant'Evasio, la cui situazione di degrado è venuta alla luce dopo che, lo scorso 2 febbraio, si è verificato un distacco consistente della decorazione scultorea dalla ghiera della monofora tamponata al centro della facciata e il materiale caduto è stato rinvenuto davanti alla porta dell’ingresso principale.

I ponteggi saranno allestiti già lunedì prossimo, 11 marzo, ma per l'inizio dei lavori bisognerà attendere ancora un po' in quanto è assolutamente necessario che le temperature – anche in orario notturno – non scendano mai sotto lo zero e marzo – tanto più con questi improvvisi sbalzi climatici – non fornisce garanzie sotto questo aspetto.

La situazione di degrado del Duomo e il progetto per i prossimi interventi di restauro sono stati presentati questa mattina, venerdì 8 marzo, dal vescovo Gianni Sacchi e dal direttore dell'Ufficio Beni Culturali della Diocesi Raffaella Rolfo.

L'intervento sarà diviso in tre lotti: facciata (durata sei mesi, costo 141mila euro),campanile sinistro (durata tre mesi, costo 22mila euro),campanile destro (durata quattro mesi, costo 26mila euro) per un totale di 209mila euro a cui vanno aggiunti 24mila euro di oneri tecnici per arrivare al costo complessivo di 233.411,02 per l'intero restauro. In fondo, fra gli allegati, ci sono tutti i dettagli del progetto e dei costi.

Una somma che in sé non è neanche eccessiva – se si considera che il Duomo è il principale monumento cittadino e cosa rappresenta per la nostra città – ma che è fuori dall'8 per mille (le cui risorse sono già stanziate per lavori di restauro in altre chiese della Diocesi) per cui il vescovo Gianni Sacchi ha rivolto un appello alle istituzioni – Regione Piemonte (era presente Diana Pastorin a rappresentare l'assessore regionale Antonella Parigi),Provincia di Alessandria, Comune di Casale Monferrato e fondazioni bancarie – e alla cittadinanza perché forniscano un contributo. Eventuali contributi sono detraibili a fini fiscali.

Se i lavori procederanno nei tempi previsti si calcola che per Natale dovrebbe essere pronta la facciata, per la primavera del 2020 anche i due campanili.

(Nella foto: il vescovo Gianni Sacchi e l'architetto Raffaella Rolfo illustrano la situazione di degrado del Duomo e gli interventi di restauro)

Cattedrale di Sant'Evasio Il degrado della facciata e dei campanili

di Raffaella Rolfo, architetto e direttore dell'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Casale Monferrato

In data 2 febbraio si è verificato un distacco consistente della decorazione scultorea dalla ghiera della monofora tamponata al centro della facciata, il materiale caduto è stato rinvenuto davanti alla porta dell’ingresso principale.

Da subito si è provveduto a creare un passaggio coperto di protezione alla porta d’ingresso centrale con l’interdizione del passaggio agli ingressi laterali mediante una recinzione metallica di cantiere e nella mattinata del 12 febbraio è stata effettuata con un’autogrù una ricognizione dello stato conservativo delle parti lapidee della facciata e dei campanili.

In tale occasione si è anche realizzato un primo rilievo del degrado, da parte dell’ufficio scrivente in collaborazione con la restauratrice Maria Grazia Ferrari (la cui ditta che aveva già realizzato l’intervento di restauro su parte della porzione di facciata di sinistra - lavori conclusi nel novembre 2018).

La situazione è risultata molto critica, il materiale lapideo (arenaria) ha evidenziato seri problemi conservativi dovuti al degrado, causato dagli agenti atmosferici, con conseguenti fessurazioni e sgretolamenti che ne compromettono la stabilità della materia.

Il rilievo ci ha permesso di predisporre una prima documentazione con cui poter ragionare per la redazione di un progetto condiviso con la Soprintendenza.

Analisi dello stato del degrado

Il degrado del manufatto è causato da due fattori :

- fattore ambientale che va ad incidere in maniera importante sullo stato di conservazione dei materiali che risultano porosi per loro natura e che di conseguenza assorbono umidità dell’aria, risentono delle variazioni climatiche delle stagioni (caldo e gelo) e del dilavamento della pioggia;

- fattore intrinseco della tipologia del materiale (arenaria) che per sua composizione è tenero e ricco di componenti organici pertanto più vulnerabile dal momento in cui perde la propria “pelle”. La perdita della sua naturale patina protettiva provoca un progressivo assorbimento di umidità/acqua che è causa di fessurazioni, infiltrazioni, sollevamento a scaglia, sfarinamento. Relativamente al mattone, la formazione di muffe-licheni provoca il graduale sfarinamento dei giunti con conseguenti infiltrazioni che portano al dissesto degli elementi e all’alveolizzazione della materia.

LA PIETRA

In maniera diffusa sulla pietra si rileva la presenza di sporco e particellato atmosferico, la decoesione della malta di giunzione tra gli elementi costituenti, il sollevamento a scaglie degli strati superficiali della pietra e la decoesione della stessa, fenomeni di sbollatura e la perdita di modellato.

I bassorilievi che decorano le mensole degli archetti pensili, i capitelli e le colonne, realizzati in pietra arenaria, risultano aggrediti da tali fenomeni ed in particolar modo dal sollevamento a scaglie e dalla decoesione che, presenti sulla maggior parte delle superfici, spesso coinvolgono anche gli strati più profondi della materia.

I fusti delle colonne presentano croste nere e percolamenti dovuti all'acqua piovana e sul loro ornato si rilevano lacune dovute al distacco di parti di modellato. Su ampie aree si notano evidenti alterazioni cromatiche da attribuire non soltanto alle concrezioni di sporco e particellato, ma anche ad un’alterazione chimica della materia costituente probabilmente dovuta ai prodotti utilizzati durante il precedente restauro.

Testimonianza del precedente intervento risultano anche essere le reintegrazioni in malta sia dei fondi sia del modellato: dette malte - fin da subito ben leggibili per tipo di materiale - oggi risultano degradate sia a livello materico che cromatico.

Per quanto riguarda l’aspetto architettonico, le lastre lapidee costituenti gli elementi decorativi si presentano dissestate tra loro con fessurazioni all’interno dei giunti che provocano fenomeni di infiltrazione di umidità capillare con conseguente rigonfiamento della materia. Dal punto di vista del degrado anche in questa zona vi è la presenza diffusa di fenomeni di sollevamento a scaglie e di polverizzazione.

I fenomeni di scagliatura possono essere ricondotti all’azione combinata dei solfati e di acqua che, attraverso cicli di caldo e freddo, genera il sollevamento delle scaglie in seguito alla forte alterazione della parte carbonatica della superficie della pietra. Concludendo si evince che le cause più rilevanti del degrado presente sul manufatto risultano essere riconducibili ai fenomeni atmosferici e ambientali (umidità, cambiamento di temperatura).

IL COTTO

Sui cotti sono presenti fenomeni localizzati di fessurazioni, crepe, cadute, mancanze, abrasioni, scagliature e disgregazioni. Nelle parti oggetto di degrado da infiltrazione si rilevano fenomeni di decoesione e concentrazioni saline. Diffusi e accentuati attacchi biologici ricoprono alcune porzioni della superficie muraria.

I sali rilevati si presentano sotto forma di efflorescenze

I cotti appaiono discretamente coesi, ma si attende un’analisi più puntuale, da effettuarsi dopo la predisposizione dei ponteggi, per valutare oggettivamente la coesione.

I giunti in malta appaiono discretamente adesi al supporto, ma si attende un’analisi più puntuale, da effettuarsi dopo la predisposizione dei ponteggi, per compiere una valutazione oggettiva. Alcune fessurazioni superficiali di medie dimensioni sono state rilevate in corrispondenza delle zone più aggredite dai muschi in merito. 

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