Inagurata la nuova 'Trevigi' al Cova Adaglio. Standing ovation per il maestro Uto Ughi

Un lungo pomeriggio dedicato alla scuola trasferita in piazza San Francesco. Successo per il concerto e la lectio magistralis del grande violinista

CASALE MONFERRATO

“Due sono stati i momenti più felici di questo mio mandato di sindaco: l'inaugurazione del Parco Eternot e, oggi, l'inaugurazione della nuova scuola media 'Trevigi' qui al Cova Adaglio”. Così il Titti Palazzetti inizia il suo discorso prima di tagliare il nastro che, ufficialmente (in realtà le lezioni sono iniziate regolarmente lunedì mattina),sancisce il nuovo corso del palazzo Cova Adaglio, completamente ristrutturato, che torna ad ospitare la sede di una scuola (in passato fu un asilo e, negli anni '80 e '90, la sede di una scuola professionale).

La 'Trevigi' ora è una scuola secondaria di primo grado ad indirizzo e gli allievi si sono esibiti in un breve concerto eseguendo perfettamente brani di Vivaldi, Rondò Veneziano e un medley di musiche anni '60 e '70.

Fra le autorità presenti anche l'assessore regionale all'Istruzione Gianna Pentenero, il prefetto di Alessandria Antonio Apruzzese, il provveditore agli Studi Leonardo Filippone. La cerimonia si è conclusa con l'alzabandiera al suono dell'Inno Nazionale e, appunto, con il taglio del nastro ad opera del sindaco Titti Palazzetti, della dirigente scolastica del 'Trevigi' Rosanna Gianella e dell'assessore ai Lavori Pubblici Sandro Teruggi.

Dopo il momento ufficiale, l'atteso momento musicale con il concerto e la lectio magistralis del maestro Uto Ughi al Teatro Municipale. Un concerto che inizia con un piccolo incoveniente, simpaticamente risolto: “Su questo palco si scivola come su una pista di pattinaggio, vado un attimo a mettermi un paio di scarpe da tennis”, annuncia Ughi pochi secondi dopo essersi presentato al pubblico. E così fa. Al pianoforte c'è Andrea Bacchetti che, si scoprirà poi, vinse una lontana edizione del concorso 'Soliva' nel 1986.

Il concerto inizia con un brano di Gaetano Pugnani, violinista del tardo Settecento, poi musiche di Ludwig van Beethoven ('La primavera'),Charles Camille Saint-Saens, Niccolò Paganini e Antonin Dvorak, per un programma libero che si allontana da quello consegnato in sala. Ughi racconta e spiega ogni brano, a volte li confronta: “Beethoven è più profondo, Saint-Saens è più leggero e variegato, con più effetti. Ma la gente applaude di più quando suono il secondo, perché si lascia sedurre dagli 'effetti speciali'”.

Al termine, dopo una meritata standing ovation, Ughi firma il libro d'onore della città e risponde alle domande degli allievi della 'Trevigi'. Una ragazza gli chiede quando è nata la sua passione per il violino: “E' nata con me”. Un'altra quale dei suoi violini ha utilizzato nella serata (per la cronaca: un Guarneri del 1744): “L'Italia non è solo la patria dei grandi musicisti ma anche dei maestri liutai. Pensate che nemmeno oggi, con le moderne tecnologie, si riesce a produrre la perfezione del suono ottenuto dagli artigiani cremonesi del Settecento. L'arte non dipende dalla tecnologia. Però ricordate che il suono dipende dal musicista non dallo strumento: ho ascoltato zingari suonare magistralmente su violini rabberciati da pochi euro”.

E ancora: “A che età si è esibito per la prima volta in concerto?”. “In Italia pare strano che i bambini si esibiscano in concerto, ma in Cina e in Giappone ci sono orchestre in cui bambini di cinque, sei anni suonano alla perfezione Vivaldi. Mi riconosco nel metodo Suzuki, secondo cui ogni bambino ha una sua naturale vena musicale e bisogna lasciarlo libero di esprimerla. Ecco vorrei che la scuola offrisse una maggiore educazione musicale, ho scritto a proposito una lettera al nuovo ministro dell'Istruzione. Non mi ha ancora risposto”.

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