Il dolcissimo presepe dell'Oda - Riss Minazzi

Le statuine in pan di zucchero rappresentano molti degli ospiti insieme a tante figure 'storiche' che compongono il personale

CASALE MONFERRATO

Il presepe di Natale di quest’anno, alla Riss Minazzi (la comunità di Oda di via Biblioteca che ospita persone con disabilità psicofisica) è davvero specialissimo e divertente, ma anche pieno di significato: quello della dimensione di famiglia e di amore di chi la compone, nello svolgersi della vita di ogni giorno. Un omaggio alla quotidianità del servizio, del rispetto e del senso di appartenenza di una comunità in cui chiunque vi entri, percepisce il senso di “casa”.

Tutte le statuine infatti, realizzate in pan di zucchero dagli ospiti, sotto al coordinamento delle educatrici Lara e Tiziana e con la abilissima (e paziente) guida del volontario Roberto,  rappresentano molti degli ospiti stessi, insieme a tante figure “storiche” che compongono il personale. Il risultato è stupefacente e pieno di tenerezza allo stesso tempo.  

Il lavoro, iniziato quasi un mese fa, ha visto poco a poco i personaggi prendere forma, ognuno con un dettaglio o un tratto che caratterizza la sua personalità o il suo mestiere, sino a comporre l’intero presepe che, da qualche giorno, è allestito nell’atrio di ingresso della RISS.: da qui, la gara, serratissima, per tutti i visitatori, a cercare di intercettarli e  riconoscerli.


Qualche esempio? C’è Max, l’impagabile manutentore cinturone-munito con ogni tipo di chiave,  Rina la super cuoca col mestolone, Marco l’infermiere armato di siringone, la dottoressa Casalone ornata di elegante stetoscopio, la super pasticciera Natalia, della Bottega, con una delle sue buonissime torte, la oss Monica che brandisce minaccioso lo spazzolone, Sonia la direttrice, con l’immancabile telefono incorporato, e persino il nostro vescovo Gianni e don Porta!  

L’ironia non ha risparmiato nessuno, nemmeno i re magi, mirabilmente interpretati dal presidente e dal direttore di Oda, Alberto e Dario, con il terzo compagno di viaggio, Mario, uno dei decani dei “ragazzi” della comunità, autoproclamatosi parte della dirigenza. E sì, loro sono i veri protagonisti: gli ospiti “colti” nelle loro abitudini o caratteristiche, che molti casalesi ormai riconoscono per la strada e nei luoghi pubblici: come il Bigio con l’amato labaro dell’Oftal, Tiziana super-carrozzina-munita, Gianni e i suoi inconfondibili baffoni, Patrizia e la sua inseparabile bambola, Santina sempre alla moda con la borsetta firmata, Andrea con la sigaretta (ahi, ahi) e Giuseppe con la pizza margherita, la sua passione. E molti altri ancora, sino alla citazione, anzi autocitazione raffinata, quella dello stesso Roberto, riconoscibilissimo dai baffi e dallo sguardo pacato.

E così, di questo presepe doppiamente dolce, per la materia prima con cui è realizzato, e per il tributo che vuole trasmettere,  teniamo per ultimo Settimo, il fratello di Roberto, per anni ospite della Riss e rappresentato, con l’amore di un fratello, con le ali dell’angelo che immaginiamo essere diventato.
 

La visita al presepe è una ottima occasione per vedere e acquistare le candele e la piccola oggettistica di Natale realizzata dai “ragazzi” della comunità, esposte sia nell’atrio della struttura che nella adiacente Bottega dell’Oda, il laboratorio di pasticceria solidale che sta sfornando prelibatezze per un Natale indimenticabile.

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