'Grazie al 'Leardi' ho scoperto la bellezza del Monferrato'

Xisela Fuciños Vázquez è stata assistente di lingua spagnola fino al 31 maggio. Le sue impressioni sulla città e sul territorio

CASALE MONFERRATO

Giunge al termine l’esperienza presso l’Istututo Superiore 'Leardi' dell’assistente di lingua spagnola Xisela Fuciños Vázquez. Arrivata in Italia grazie al bando del Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca, la giovane madrelingua, unica in Piemonte per la lingua spagnola, ha avuto l’incarico fino al 31 maggio scorso.

Per comprendere meglio la sua esperienza e per conoscere un punto di vista differente sulla scuola italiana e sul Monferrato, la redazione del 'Leardi' l'ha contattata per una breve intervista che pubblichiamo integralmente.

Gentile Xisela, qual è stato il percorso di studi che ti ha permesso di svolgere l’incarico di assistente linguistico?

Sono originaria della Galizia, una regione che si affaccia sull’oceano Atlantico al nord della Spagna e al confine con il Portogallo. Ho studiato presso l’università della mia città natale, Santiago de Compostela, ottenendo prima la laurea in “Lingue e letterature moderne” con specializzazione in portoghese, in seguito una seconda laurea in “Lingua e letteratura galiziana”. Durante il mio percorso universitario ho vissuto un anno in Erasmus a Lisbona, in Portogallo, dove ho potuto approfondire i miei studi. Al momento sto finendo un master biennale sull’insegnamento dello spagnolo come lingua straniera presso l’Università di Minho.

Come è organizzata la scuola in Spagna? È tanto diversa dall'Italia?

In Spagna il percorso scolastico è un anno più breve: si finisce la scuola superiore tra i 17 e i 18 anni. Soltanto gli studenti che vogliono proseguire la loro formazione all’università devono sostenere il «Bachillerato», un esame che in Italia corrisponde alla Maturità.

Uno degli aspetti che maggiormente ho apprezzato della scuola italiana è il fatto che esiste un buon equilibrio tra prove scritte ed orali. In Spagna pressoché non esistono gli esami orali, sono riservati soltanto ai corsi di lingua straniera: a mio avviso questo è un grande limite e la Spagna dovrebbe guardare all’Italia, qua gli alunni hanno molta più dimestichezza non solo nell’esporre i propri pensieri e le proprie conoscenze, ma anche nel realizzare un proprio discorso e nel parlare in pubblico, senza imbarazzi.

In generale, le scuole superiori nei due Paesi sono organizzate in maniera diversa sia per la tipologia dei corsi sia per la durata, ma la differenza che si sente maggiormente è quella dell’età degli studenti.

Come ti sono sembrati gli studenti italiani? Che rapporto hanno con le lingue straniere e in particolare con lo spagnolo?

Ho notato che in Italia i ragazzi hanno l’opportunità di studiare tante lingue straniere e quello mi sembra molto positivo.

In generale, gli studenti hanno un rapporto col professore un po’ più formale e istituzionale rispetto alla realtà spagnola: noi ad esempio non diamo del lei all’insegnante, anche se il rispetto, ovvero ciò che ritengo più importante, viene sempre al primo posto.

Quella che io ho definito poco fa formalità non deve essere scambiata per freddezza o disinteresse: tutti al Leardi, gli alunni, i professori e il personale dell’Istituto, mi hanno accolta calorosamente, facendomi sentire apprezzata e benvoluta. Colgo l’occasione, anzi, per ringraziare per questa partecipata accoglienza.

Come ti sei trovata a vivere sul territorio e, più in generale, quale impressione ti sei fatta sul Monferrato?

Prima di ottenere l’incarico come assistente linguistica credevo di conoscere abbastanza dell’Italia: in diversi viaggi avevo avuto modo di visitare molte zone e città, come Milano, Venezia, Firenze. Al termine di quest’esperienza, mi sono resa conto che il vostro Paese è molto più ricco e variegato! Il Monferrato è un esempio eloquente: prima della mia partenza non conoscevo molto il territorio, sapevo che era rinomato per il vino e poco altro. Dopo un anno, posso dire che il Monferrato è molto di più: ho avuto modo di apprezzare tutta la produzione del vino, visitando le vigne, gli infernot patrimonio dell’Unesco; grazie alle sagre locali e alle pro loco, ho scoperto tutti i prodotti tipici della zona, come il tartufo di Cella Monte, ma anche i molti salumi e le specialità artigianali; grazie alla preparazione dei colleghi e alle iniziative della scuola, ho potuto visitare alcune delle bellezze artistico-culturali della zona, come il Castello, il Duomo, la Torre civica e San Domenico, solo per citare il patrimonio cittadino.

Sono grata di essere giunta da queste parti senza pregiudizi, perché ho potuto immergermi in un’esperienza autentica.

Un bilancio conclusivo sul tuo soggiorno nel Monferrato?

Credo che questa esperienza sia stata innanzitutto un’occasione di crescita educativa e professionale, sia per me sia per gli studenti con i quali mi sono relazionata tutti i giorni. Più che il mero insegnamento linguistico, quello che stimo di più è stato lo scambio interculturale che la mia figura ha potuto offrire, creando dibattiti in cui sono emersi pensieri critici, opinioni e punti di vista diversi che hanno arricchito le lezioni.

Allo stesso tempo, è stata un’avventura personale emozionante: senza dubbio tornerò in Spagna molto più arricchita, con tantissimi ricordi da conservare ma soprattutto da condividere, perché il territorio merita davvero di essere conosciuto e vissuto a pieno!

 

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