'Abbiamo solo meno diritti': il secondo compleanno del Parco Eternot

Lo spettacolo dedicato a venti anni di precariato nell'interpretazione dell'attore Davide Fabbrocino scelto per celebrare i due anni dall'inaugurazione dell'area verde dedicata alle vittime d'amianto

CASALE MONFERRATO

Per il secondo compleanno del Parco Eternot gli organizzatori – Comune di Casale Monferrato, Afeva, Cgil, Cisl e Uil – hanno scelto di proporre lo spettacolo teatrale 'Abbiamo solo meno diritti', dedicato al dramma (per chi lo vive, non certo per chi ne abusa) del precariato e dello sfruttamento del lavoro giovanile e, ormai, non solo giovanile.

Non una questione legata direttamente alle morti d'amianto, dunque, ma ad un'altra sfaccettatura del mondo del lavoro, sempre più complesso e difficilmente gestibile per chi, come le istituzioni e i sindacati dovrebbero far rispettare i diritti.

Lo spettacolo – ispirato al saggio 'Non è lavoro, è sfruttamento' di Marta Fana (adattamento di Matteo Monforte, regia di Stefano Bendato, supervisione artistica di Andrea Cegna, voce narrante Lorenza Neri, comunicazione Lucia Tolve, produzione Recovery Colture) e recitato sul palco dall'attore Davide Fabbrocino in forma smagliante – è un lungo excursus su questi ultimi venti anni in cui il mondo del lavoro si è letteralmente frantumato: dalla legge Biagi – Maroni alla legge Fornero e al job act, dai contratti a tempo determinato ai co.co.co e ai famigerati voucher, fino alla gig economy in cui i tempi di lavoro e la retribuzione sono dettati da un algoritmo e se non ti piace vieni pure bannato.

Uno sfruttamento antichissimo in veste ultramoderna. “Siamo passati dalla generazione 'mille euro al mese' degli anni 2000 alla generazione 'cinquemila euro all'anno' di adesso” commenta a un certo punto Fabbrocino, e in alcuni casi si tocca pure il grado zero dello sfruttamento: il lavoro gratuito, accettato perché fa curriculum, nella speranza che serva per un futuro impiego migliore che però non arriva mai, in un circolo vizioso che continua ad autoalimentarsi a vantaggio di pochi (le grandi multinazionali, ad esempio) e a discapito di molti.

Prima dello spettacolo il sindaco Titti Palazzetti ha salutato il pubblico (buona affluenza anche se forse, dato il valore del monologo era lecito attendersi qualcosa in più): “Il giorno più bello della mia amministrazione è stato quando ho inaugurato il Parco Eternot, mentre il più brutto è stato un paio di mesi fa, sempre da queste parti, quando mi sono dovuta difendere in un'assemblea di quartiere per la decisione di bonificare l'ex Piemontese. Mai avrei immaginato di dover spiegare a cittadini di Casale Monferrato l'importanza di una bonifica d'amianto”.

Non è lavoro, è sfruttamento – Sinossi

Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti. La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. È una condizione che coinvolge più di una generazione. Non più solo la generazione Erasmus e i Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche le generazioni precedenti. Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo.

Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro pagato domani, lavoratori a 3 euro l’ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo. Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall’altro. Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto. Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent’anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro. Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese. Il risultato è stato una cornice legislativa e istituzionale che ha prodotto uno sfaldamento del mondo del lavoro: facchini, commesse, lavoratori dei call center, addetti alle pulizie in appalto procedono in ordine sparso, non sentono più di appartenere alla medesima comunità di destino.

Le inchieste di Marta Fana sul Jobs Act e la sua lettera al ministro Poletti, condivise da migliaia e migliaia di lettori, hanno portato alla luce la condizione del lavoro in Italia, imponendola all’attenzione pubblica come voce di un’intera generazione.

 

Ricerca in corso...